VARESE Da veterano del Varese, a soli 24 anni, ad astro nascente del Palermo. La recente vita di Eros Pisano ha conosciuto svolte così rapide che sono difficili anche da immaginare.
In rosanero s’è ritrovato mister Devis Mangia, che al Varese lo metteva dentro anche in Eccellenza, quando Eros di anni ne aveva 17; accanto al tecnico c’è pure Luca Sogliano, dalla scorsa estate ds rosanero, come se nulla fosse cambiato. E domenica per il Palermo c’è il Siena di Beppe Sannino (e Pesoli, e Grossi). Mettere insieme così tanto ex Varese è roba da brividi.
Pisano, com’è vestire un’altra maglia?
Strano all’inizio, poi devi metterci le qualità che ci hai sempre messo.
Quando ha capito di essere in serie A?
In allenamento: c’è una velocità di esecuzione pazzesca.
Quattro partite, quattro volte titolare: è perché nel suo ruolo Cassetti se n’è andato?
Mi ha reso meno tirata la concorrenza, ma io sono sempre stato a disposizione. Ho il mio 100 per cento da dare e mi piace farlo, mi piace stare al campo a faticare. È una cosa che ho imparato per bene al Varese.
Com’è cambiato Mangia dai tempi dell’Eccellenza?
È cresciuto: sa tante cose in più ed è migliorato nell’approccio coi giocatori. È naturale che sia così: Mangia ama il calcio, ne è avido ed è sempre pronto a imparare.
E Sogliano?
Lui è uguale. Comincia il campionato ed è sempre sul pezzo, non si distrae un attimo.
Domenica rincontrate Sannino. Attese?
Ci stimiamo, ci vogliamo bene e sono felice di ritrovarlo in A: ma in campo ce ne diremo di tutti i colori. Con lui non corri il rischio di non litigare, però finisce tutto lì.
Quando si è accorto dell’incidenza del lavoro di Sannino su di lei?
Quando mi sono accorto di avere addosso una voglia matta di giocare, dal lunedì alla domenica. Tecnicamente, quando ho capito che per gli avversari era più difficile saltarmi.
Il Varese gioca venerdì col lanciatissimo Sassuolo: sembra la vigilia del match col Novara dell’anno scorso. Finì 3-1, si giocò in due tranche causa pioggia e lei segnò due gol.
Fu una svolta, perché capimmo davvero che non eravamo affatto scarsi. Arrivammo a quella partita carichissimi, con una voglia pazza di giocarla. Anche due giorni dopo, quando riprendemmo dall’inizio del secondo tempo, ripartimmo a duecento all’ora. Il Novara non ebbe scampo.
Il pubblico rimase al suo posto anche sotto il diluvio: che cosa si avvertiva in campo?
Ricordo che avemmo la sensazione che la gente del Varese volesse fortemente che vincessimo a ogni costo la partita. Forse perché era un derby, forse perché con una vittoria sul Novara anche i tifosi sarebbero stati più tranquilli: fatto sta che avevamo questa marea alle spalle che ci spingeva.
A fine agosto, anche il Palermo – tra fallimento in Europa League e cambio di panchina – ha vissuto un momento delicato: come ne siete usciti?
Vincendo: è l’unica strada. Come col Novara l’anno scorso, o come potrebbe succedere al Varese col Sassuolo venerdì. Noi del Palermo, alla prima occasione, avevamo di fronte l’Inter: abbiamo dato tutto.
Luca Ielmini
s.affolti
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