L’ appello dei magistrati: la giustizia va rimessa in piedi

L’ appello dei magistrati: la giustizia va rimessa in piedi


Roma, 31 gen. (Apcom)
– Italia seconda solo alla Bosnia per reati
gravi, animata da “sterili e strumentali contrasti” tra politica
e toghe e più che mai bisognosa di una riforma della giustizia
che “rimetta in piedi la legalità”. Da Milano a Palermo si
inaugura l’anno giudiziario, parlano i procuratori generali delle
Corti d’appello e scattano una foto senza sconti dello stato
della giustizia in Italia. Che è profondamente in crisi, al Nord
come al Sud, tra processi lenti e carenza di fondi e di organici.

Il ministro della Giustizia, da Napoli, ribadisce che
“l’autonomia e l’indipendenza dei giudici non può scindersi
dall’efficienza che i magistrati devono rendere ai cittadini”. Il
Guardasigilli parla di un’efficienza che “deve essere
tempestivamente verificata ma anche supportata da un modello
organizzativo valido ed esteso a tutto il territorio nazionale”.
A questo proposito il governo sta lavorando “a un sistema di
controlli efficace che avrà poi il compito di verificare la
professionalità dei magistrati in modo da garantire che il loro
operato, doverosamente autonomo e indipendente, non si trasformi
in autoreferenzialità, in mero arbitrio”. Il governo “non ha la
bacchetta magica” ma Alfano sottolinea che l’obiettivo è proprio
“un processo giusto e rapido”, un’azione di repressione dei
crimini che “non intendiamo frenare perchè non ci sono posti in
carcere”, una tutela della privacy che non impedisca le
intercettazioni. Anche per il vice presidente del Csm Nicola
Mancino per la riforma della giustizia il confronto parlamentare
resta “il terreno idoneo, ma non bisogna avere né pregiudiziali
né pregiudizi su posizioni diverse. L’importante è non avere
iattanza né presumere di essere nel vero”.

A Roma il presidente della Corte d’appello Giorgio Santacroce lancia l’allarme ma invita anche all’impegno: la giustizia versa in una “situazione di estrema drammaticità”, ma non bisogna farsi affligere dal pessimismo che “deresponsabilizza e distrugge”. Vale anche per i contrasti tra politica e magistratura che “sono vissuti e usati quasi sempre per scatenare sterili polemiche, o servono ad alimentare campagna di vera e propria delegittimazione del ruolo della magistratura nella sua interezza”. In questa situazione “la riforma della giustizia è un obiettivo nazionale, è la vera emergenza del Paese. Bisogna rimettere

in piedi la legalità e con essa la certezza del diritto”. Da Milano è il procuratore generale presso la Corte d’appello Mario Blandini che richiama la politica alle sue responsabilità perchè “se si pensa di risolvere i problemi della giustizia in funzione della campagna elettorale c’è ben poco da sperare”. “All’inizio di ogni legislatura tutte le forze politiche convergono sulla necessità di ammodernare la macchina giudiziaria – ha detto Blandini – poi quando si tratta di passare dall’ideazione alla realizzazione evitano di tradurre in fatti perchè queste riforme non portano voti elettorali”.

I soldi per la giustizia sono pochi e, osserva da Palermo il
procuratore aggiunto Antonio Ingroia, “non siamo alla bancarotta
ma siamo messi abbastanza male: paghiamo i trasferimenti di tasca
nostra, i rimborsi sono fermi, dobbiamo economizzare su carta,
stampanti, toner, pc e fax e non ci sono fondi per gli
straordinari”. Insufficiente anche il personale se si pensa che
il distretto giudiziario di Venezia dispone di un solo magistrato
ogni 95.892 abitanti e la Regione Veneto è tra le ultime realtà
del Paese. Il presidente della Corte d’appello di Bologna
Giuliano Lucentini usa il paradosso: all’ufficio notificazioni
esecuzioni e protesti di Bologna si vorrebbero risparmiare tempo
e risorse inviando comunicazioni di cancelleria mediante e-mail,
ma non è possibile “perché manca uno scanner. Niente di più che
uno scanner”. “La situazione è oggettivamente molto grave, anche
da un punto di vista oggettivo – spiega Lucentini -, perché il
personale è avvilito, demotivato, stressato dal tanto lavoro che
incombe, nella consapevolezza oltre tutto che esso aumenterà col
tempo”.

Le cose non vanno certo meglio al Sud, dove, come ha più volte
denunciato il Csm, la scopertura delle sedi disagiate è ormai
drammatica. In Sicilia, ad esempio, in molte procure manca la
metà del personale previsto: è il caso di Caltanissetta, di Gela,
Enna, Nicosia. Per il presidente dell’Anm di Roma e del Lazio
Paolo Auriemma “è incredibile ed ingiustificato che sia stato
impedito ai magistrati di prima nomina di svolgere funzioni
monocratiche penali. Questa bomba ad orologeria ben programmata
sta svuotando le Procure, sta creando le condizioni di
reclutamento straordinario con soggetti privi della necessaria
professionalità”. Meno personale a fronte di un numero di reati
che non è certo diminuito ed è il numero uno del distretto
giudiziario di Milano Giuseppe Grechi a ricordare che “l’Italia
detiene il primo posto assoluto in Europa per numero di affari
penali relativi ad infrazioni qualificate come gravi e pendenti
in primo grado. Siamo secondi solo alla Bosnia quanto al numero
di tali reati per abitante”. A Grechi spetta anche ricordare che
“quando la sentenza o il provvedimento è definitivo, come nel
caso di Eluana Englaro, si impone a tutti”.

Cep

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