Energia, esplode lo scontro Avremo bollette più salate?

Energia, esplode lo scontro Avremo bollette più salate?

BUSTO ARSIZIO Nucleare, è già dibattito sull’esito del referendum. E i fronti rimangono contrapposti. «Pagheranno le imprese e i cittadini nella bolletta». «No, abbiamo l’occasione di puntare sulle rinnovabili». Commenta negativamente il bustocco Gianfranco Tosi, consigliere d’amministrazione dell’Enel: «E’ la rinuncia ad una grande opportunità di rendere più economico il costo dell’energia in Italia – commenta l’ex sindaco di Busto Arsizio – spenderemo altri miliardi per gli incentivi al fotovoltaico, che attualmente non ha un costo e una convenienza paragonabili con le altre fonti, e continueremo ad importare, pagandola a caro prezzo, energia nucleare prodotta dietro l’angolo. Ma se questa è la scelta fatta dai cittadini non possiamo che prenderne atto».Tosi all’assemblea Univa aveva tirato le orecchie alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che non aveva parlato di nucleare, ma non pensa che il voto sia l’effetto di una scarsa difesa del ritorno all’atomo: «E’ vero che c’è stato molto più battage da parte di chi è contro il nucleare, ma va detto che c’è stata molta strumentalizzazione politica. Si è trasformato il referendum in scelta ideologica e di parte, che non tiene conto delle ricadute che produrrà, ad esempio il fatto che vanificherà i timidi tentativi di portare o di mantenere capitali stranieri e multinazionali, i casi più eclatanti si sono già verificati in Sardegna. Ne pagheranno la competitività del sistema Paese e soprattutto del manifatturiero, dato che stanno sparendo tutte le aziende più “energivore” per via dell’alto costo della bolletta energetica». Tra gli imprenditori prevale la preoccupazione, come quella del

presidente di Confapi Franco Colombo: «Già una volta abbiamo preso delle decisioni strategiche sul nostro futuro sull’onda dell’emotività sul primo referendum nucleare con Chernobyl come sfondo».Pragmatico il giudizio del presidente di Confartigianato Lombardia Giorgio Merletti: «L’esito del referendum non è un problema più grande di quelli che abbiamo già, perché oggi potremmo già risparmiare qualcosa sulla bolletta energetica se ci fosse vera concorrenza nella distribuzione dell’elettricità. In questo Paese c’è un problema generale di politica energetica». D’altra parte Merletti, che giudica il voto come «frutto dell’emotività e delle strumentalizzazioni politiche», ammette che «le imprese rischiano di pagare questa scelta. Il treno del nucleare l’abbiamo perso tanti anni fa, mentre abbiamo una serie di centrali nucleari attorno ai nostri confini».Il referente varesino del comitato “sì contro il nucleare”, l’architetto Alberto Minazzi, confuta le perplessità del mondo economico. «Se il conto degli investimenti sul nucleare, e dei costi futuri per la dismissione delle centrali, lo paga il pubblico, posso capire che agli imprenditori faccia comodo. Ma la prospettiva delle rinnovabili è concreta, come misura anti-congiunturale e occasione per investire e creare posti di lavoro». Minazzi non aveva dubbi «su un sentire generalizzato» contro il nucleare, e afferma che «il risultato certifica la volontà della stragrande maggioranza degli italiani di fare a meno di un passo antistorico come il ritorno all’atomo». Mario Agostinelli, del comitato “Energia Felice”, legge il risultato come «un passaggio epocale. All’acqua e al sole dovremo dedicare l’attenzione che meritano i beni comuni che abbiamo in prestito dalle generazioni future». Andrea Aliverti

s.bartolini

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