VARESE Quest’anno la Giornata dell’Economia organizzata dalla Camera di Commercio di Varese, il tradizionale appuntamento giunto alla sua settima edizione, ha avuto un duplice obiettivo: fotografare la situazione ma anche aiutare le imprese. Dando loro strategie e strumenti per ripartire. Perché, e mai come oggi, «i numeri raccolti dal nostro ufficio studi sono indubitabilmente negativi» ha dichiarato
Bruno Amoroso, presidente della Camera di Commercio «e allora quest’anno non potevamo fermarci a una fredda analisi basata su dati e statistiche. Abbiamo deciso di dedicare questa Giornata a tutte le piccole e medie imprese che costituiscono l’asse portante del Sistema Varese, fornendo loro nuove conoscenze per superare gli altissimi ostacoli con i quali devono confrontarsi».
«E quello varesino è un sistema che sta risentendo fortemente delle difficoltà internazionali», ha spiegato Amoroso. «Del resto non può che essere così per un’economia che è strettamente connessa ai mercati di tutto il mondo». Preoccupante è il dato sulla produzione industriale, che è diminuita, nel primo trimestre del 2009 rispetto a un anno fa, dell’8,4%. Ma anche tutti gli altri indicatori sono negativi, a partire dal tasso di occupazione, termometro che, nel tempo, misura lo stato di salute di un sistema socio-economico. «Su questo fronte la provincia di Varese soffre più della Lombardia, più dell’intero Paese» ha spiegato Pietro Aimetti, economista del Gruppo Clas «perché è una provincia con una forte componente manifatturiera». Un problema, quello occupazionale, aggravato dalla questione Malpensa, «che, senza contare l’intero indotto, pesa almeno l’1% dei dati» ha sottolineato Aimetti. Dati incontrovertibili, che mostrano la perdita, nello scorso anno, di oltre 7.200 lavoratori, vale a dire il 3,4% dei dipendenti dell’intera provincia.
Una cifra che si va aggravando di mese in mese dall’inizio del 2009: a marzo la perdita di dipendenti, comprendendo anche i lavoratori interinali e in cassa integrazione, è salita a 13.100 persone, il 6,3% di lavoratori in meno rispetto ad un anno fa.
Una congiuntura ancora molto incerta, che però non manca di segnali positivi: «Le imprese in questo momento sono molto caute nell’assumere, non confermano contratti a termine o non sostituiscono i pensionamenti» ha spiegato Aimetti «ma non mandano via i loro lavoratori, perché sanno che il capitale umano è necessario nel momento in cui
ripartirà l’economia». Un segnale di fiducia nel futuro, accompagnato da un altro dato positivo: «Anche nel 2008 l’export varesino è cresciuto di un +0,5%» ha ricordato Amoroso. Mentre l’import è diminuito del 5%, facendo così migliorare il saldo della bilancia commerciale di oltre l’11% nel 2008. Un fattore sul quale continuare ad investire.Silvia Bottelli
s.bartolini
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