Roma, 15 giu. (TMNews) – Petrolio e carburanti sempre più cari in prospettiva, perché tra gli alti e i bassi della ripresa economica globale i prezzi dell’oro nero hanno mantenuto un orientamento rialzista, che solo di recente ha segnato una momentanea inversione, poi rientrata con il mancato aumento dell’offerta da parte del cartello dei paesi esportatori, l’Opec. Una prospettiva di aumento che appare destinata a proseguire, come messo in rilevo oggi dall’Unione petrolifera sulla bolletta sul greggio dell’Italia, da cui si attende un nuovo record quest’anno a 63 miliardi di euro. Ma quella del caro petrolio è una tendenza appunto globale a cui in questi mesi hanno contribuito diversi fattori.
Innanzitutto di fondo il segmento risente del continuo aumento dei consumi dei nuovi pesi massimi dell’economia globale, a cominciare dalla Cina che sono ormai da anni impegnati in massicce campagne per accaparrarsi riserve nei vari segmenti strategici delle materie prime, tra cui il petrolio. A questo nei mesi scorsi si sono aggiunte le tensioni sociali che hanno coinvolto molti paesi del mondo arabo, spesso produttori di greggio sollevando inquietudini sulle rispettive produttive. La questione ha assunto evidente concretezza con la guerra civile in Libia, dove gli scontri tra ribelli e fedeli del colonnello Gheddafi hanno finito per compromettere quasi interamente i circa 1,6-1,7 milioni di barili che ogni giorni provenivano dal paese.
Concrete ricadute di questa interruzione si sono viste nell’allargarsi del divario di prezzo tra il petrolio Brent, quello estratto dal mare del Nord e di qualità alta, come il greggio della Libia, e il greggio di qualità più media che fa da riferimento a Dubai: questo differenziale, a oltre 8 dollari al barile è risalito ai massimi da fine 2004, ha rilevato il Financial Times. Questo mentre sul mercato di Londra il Brent è tornato a sfiorare i 120 dollari. (segue)
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