VARESE Non bastavano gli infermieri e i dottorandi.
Adesso ci sono anche i pizzaioli che si preparano alla fuga in Svizzera. Colpa delle leggi “ballerine” dello Stato italiano, colpa delle tasse ritenute non sempre adeguate, colpa della burocrazia inutile e logorante.
Il nuovo e inatteso bollettino da pagare che si è visto recapitare nella cassetta delle lettere Carlo Ippoliti, pizzaiolo varesino, è stata per lui la goccia che ha fatto traboccare il vaso: «Non ho più alcun dubbio – dice il pizzaiolo – io qui chiudo tutto e me ne vado, nonostante il locale funzioni benissimo e sia sempre pieno di gente».
Direzione indicata sempre la stessa: oltre il confine di Gaggiolo, nel vicino Canton Ticino, che tanto di buono continua a promettere ai varesini.
La rabbia per il nuovo pagamento richiesto una settimana fa a dire il vero ci ha messo del suo, ma va detto anche che quella del pizzaiolo non è solo una sfuriata. La pizzeria infatti era già stata messa in vendita.
«Non ne posso più – racconta – qui ci prendono in giro. In più ci trattano come evasori, quando i veri evasori vanno avanti a fare quello che vogliono senza che nessuno li vada a disturbare». L’ultimo dei malumori per lui che vende pizze al trancio è nato con l’arrivo in negozio di una tassa extra da pagare in aggiunta alla Siae.
Per intenderci, la sigla “Siae” sta per “Società degli autori ed editori”, e la relativa tassa è quella richiesta a tutti i pubblici esercenti che hanno una tivù o diffondono musica nel proprio locale: «94,70 euro li ho già pagati di Siae», garantisce.
«Adesso mi sono arrivati altri 25 euro più Iva da pagare, perché pare che il precedente pagamento non tenesse in considerazione il fatto che il televisore ha anche delle casse audio con cui diffonde anche il suono». La sua televisione è rimasta la stessa, e quello che era tenuto a pagare prima ha pagato anche quest’anno.
«Qui ci mettono e tolgono le tasse come gli pare e piace. Un anno le mettono, un anno le tolgono, un anno ne trovano una nuova». Il problema per lui non sono quei 30 e più euro da pagare, con Iva compresa, né le tasse che già paga con regolarità.
«Sinceramente non posso certo dire che gli affari vadano male. Anzi, gli affari vanno benissimo, è tutto il resto che non va. Siamo abbandonati totalmente a noi stessi, noi artigiani». Per questo non starà ad aspettare due volte nel momento in cui qualcuno si facesse avanti per comprare la sua pizzeria.
«Con la crisi che c’è temo non riuscirò a trovare qualcuno a cui venderla nel breve periodo – commenta – ma appena possibile chiudo qui e apro in Svizzera». Parola di pizzaiolo esasperato dai continui balzelli del Bel Paese.
s.bartolini
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