VARESE Venerdì pomeriggio, in qualità di ospite, al Quirinale al cospetto di Giorgio Napolitano per l’inaugurazione dell’anno scolastico (c’era pure l’altra varesina Sara Bertolasi), ieri sera su Raiuno a “I soliti ignoti”. Per Elia Luini da Voltorre, asso del remo, chiusa la stagione agonistica con l’oro europeo a Plovdiv, è tempo di qualche passerella. Poca cosa: il 21 ottobre c’è già il primo raduno azzurro in vista di Londra 2012. La caccia parte presto, c’è un anno olimpico da vivere intensamente.
Luini, al Quirinale per festeggiare la scuola. Lei che alunno era?
Prima a Barasso, il resto delle elementari a Voltorre. Io devo tutto alla scuola: anzi, alle sue vacanze. Il canottaggio, tra gli sport che da bambino ho provato, era l’unico che d’estate entrava nel vivo. Così, ho scelto i remi.
Che cosa la convinse che era la sua strada?
Avevo davanti obiettivi sempre diversi. Le prime volte era semplicemente Guerrino Zingaro, il mio primo maestro, che mi diceva «dai che sabato usciamo in barca». Poi diventava andare a una gara regionale, e così via.
Ora che cosa c’è davanti?
Lo sapete. Ho vinto titoli mondiali e coppe del mondo, mi manca l’oro olimpico. Ma è pure vero che, realisticamente, già una medaglia a Londra sarebbe fantastica.
Agli ultimi Mondiali, bronzo dietro Gran Bretagna e Nuova Zelanda, con Lorenzo Bertini: quali sono i vostri margini di miglioramento?
Il nostro doppio pesi leggeri va forte. La nostra analisi è che manca un misero 0,01 per cento.
Cioè?
La frazione di potenza da non disperdere a ogni palata. I nostri avversari hanno qualcosa in più a ogni colpo. Non è che siano brucianti in partenza o che abbiano un allungo devastante: c’è solo da colmare quella frazione lì. Ma lo sappiamo, e sappiamo come intervenire.
Quarto anno di preparazione olimpica per lei. Ogni volta è diverso?
Nel 2000 ero un ragazzino. Nel 2004 arrivammo con addosso una pressione pazzesca e poi sappiamo come andò. Prima di Pechino la barca Luini-Miani era imprevedibile. Con Bertini non ho sorprese: so quanto valiamo e raccogliamo in base a quello, senza incognite. È un anno duro e snervante, ma ci siamo.
Meno male che capita una volta ogni quattro.
Da un certo punto di vista, sarebbe meglio capitasse più spesso: hai motivazioni che altrimenti non avresti, hai dentro qualcosa che ti fa stringere i denti e andare avanti, nonostante tu debba trascurare affetti e amicizie. Poi, però, ti prendi tre mesi di stop.
Anche l’anno prossimo? A settembre ci saranno gli Europei a Varese…
Ah già, è vero. Allora mi sa che le vacanze dovranno attendere. Nel 2008, dopo Pechino, alla Schiranna c’erano i campionati italiani: ci arrivai scarico, senza preparazione, una cosa del tipo «salgo in barca e ci provo». Vinsi solo l’argento: qui in casa mia è cosa da non ripetere.
Pensa mai, a 32 anni, che Londra 2012 potrebbe essere l’ultima chance olimpica?
Ci ho pensato, ma ai Mondiali siamo andati così bene che non mi fermerò qui: voglio andare a Rio. Bertini dopo Londra quasi certamente smetterà, io no. Devo solo trovare un nuovo compagno di barca. Del resto, guardo Galtarossa, 38 anni e ancora in sella, e mi dico: questo è l’esempio.
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