MILANO «Quando ero al Mogadore, a Parigi, venne a trovarmi Woody Allen. Mi disse: “Se un giorno porterai il tuo show a New York ti farò da padrino”…». Arturo Brachetti, che proprio nella Grande Mela si esibirà dal prossimo ottobre con “Ciak si gira!”, si racconta a “Max”.«Amo quasi tutto il cinema, dai film sperimentali ai kolossal, ciò che non sopporto sono i cinepanettoni, il frutto della degenerazione culturale in cui ci hanno cacciato i nostri politici – dichiara il trasformista – A me piacciono gli illusionisti come Tim Burton. Ma il più grande resta Fellini».Meno forte l’amore per la televisione: «Se Fiorello fa 12 milioni di spettatori vuol dire che il pubblico è molto più avanti di quello che gli propinano solitamente. Ma secondo alcuni la gente dovrebbe rimanere ignorante». Brachetti ha
qualche perplessità anche sul teatro italiano: «E’ noioso, unione di un testo mediocre e una compagnia mediocre».Arturo Brachetti ha acquistato una porzione di palazzo Chiablese, a Torino, e l’ha trasformata in una casa magica: «È una grande scatola delle illusioni, con la stanza delle magie, dove conservo la mia collezione di giocattoli anomali e fuori commercio. Poi ci sono uno studio nascosto e il bagno che sembra un quadro di Magritte – racconta il trasformista – Ho fatto installare undici telecamere, così quando sono lontano posso vedere col computer tutte le stanze e mi illudo di essere a casa. Per fare il giro completo ci vogliono venti minuti e il giorno in cui deciderò di non calcare più le scene potrebbe diventare la mia nuova occupazione: visita guidata di casa Brachetti», conclude l’artista.
a.cavalcanti
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