VARESE Il mondo del tifo biancorosso, sia del calcio che del basket, è sgomento di fronte alla tragica vicenda di Cristiano Sole, classe 1971, dichiarato cerebralmente morto il 28 dicembre dopo un lungo intervento chirurgico per una ciste al cervello. Un problema che esisteva da tempo e si è acuito a seguito di un banale infortunio rimediato giocando a calcetto con gli amici.
Nonostante il calore e le preghiere di familiari e amici, che da giorni fanno turni massacranti in ospedale, questa mattina scade il periodo di osservazione. Si dovrebbe procedere, come desiderato dal ragazzo e dalla famiglia, all’espianto degli organi: c’era già l’assenso prima che, la sera del 30 dicembre, un impercettibile segno di vita riaccendesse le flebili speranze sulla sua sorte.
Il tamtam in città è stato immediato: telefonate, messaggi, scritti sui social network. Su Facebook la sorella Valentina ha postato continui aggiornamenti della situazione clinica, trovando sostegno e conforto in tutti quelli, e in città sono davvero tanti, che conoscevano Cristiano. La pagina di Valentina e quelle degli amici in
questi giorni pullulano di ricordi, pensieri, saluti, lacrime. Anche se Piddu, al secolo Gianluca Russo, amico fraterno e leader dei tifosi, ripete che «Cristiano non è ancora morto», quasi credesse davvero nel miracolo. La curva prepara un ricordo ad hoc in occasione delle prossime partite interne di calcio e pallacanestro.
Cristiano era infatti un assiduo frequentatore di stadio e palazzetto, come ricorda Enzo Rosa, storico capo dei tifosi del Varese. «Era sempre presente da anni, alle partite casalinghe e spesso anche in trasferta. Veniva pure agli allenamenti, a testimonianza del grande amore per i colori biancorossi. Lo ricordo sorridente, positivo, dalla battuta pronta. Era quello che sdrammatizzava ogni situazione, capace di tirar su di morale il resto della compagnia se la partita era andata male. Un gran bravo ragazzo: parole che si dicono spesso, ma nel suo caso non sono sprecate».
Proprio Valentina ha svelato l’ultimo atto d’amore di suo fratello: consapevole dei rischi a cui andava incontro con l’intervento, aveva infatti chiesto ai medici di tacerne le possibili conseguenze ai familiari. Una lucida scelta di protezione degli affetti più cari, perché il Natale – trascorso a casa prima dell’ultimo ricovero – fosse sereno come sempre. «Impariamo il coraggio da quest’uomo – dice Valentina su Facebook – che ha mantenuto un segreto nel suo cuore per lasciare il sorriso alle donne della sua vita, io,mia sorella Francesca e mia madre. Cristiano ci hai regalato il Natale più bello della nostra vita».
Cristiano era conosciuto dai ragazzi di Varese anche grazie alla sua attività lavorativa: era passato dall’Uva Rara, dal Tondino delle Bettole e da un bar di Comerio, tutti punti di ritrovo gettonatissimi dalla movida varesina. Non a caso tra i suoi sogni c’era l’acquisizione dell’esperienza necessaria per mettersi in proprio e aprire, un giorno, un’attività tutta sua in questo settore.
Stefano Affolti
e.marletta
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