Rannikko, parola di capitano «Varese entrerà nei playoff»

Rannikko, parola di capitano «Varese entrerà nei playoff»

VARESE Passeggiata per le vie del centro, qualche giorno fa, in compagnia del giocatori della Cimberio: c’è il sole, l’autunno sembra ancora così lontano, e Varese è bellissima. Si chiacchiera. Il discorso va a finire sul prossimo capitano della squadra biancorossa: si parla di un sondaggio de “La Provincia di Varese”, aperto a tutti i tifosi e stravinto da Rok Stipcevic. A quel punto Diego Fajardo interviene nella discussione e sentenzia: «Ricordatevi che il capitano viene scelto dalla squadra: sempre».

E la squadra (ma anche Recalcati) ha scelto Teemu Rannikko, che succede a gente come Galanda, De Pol, Meneghin, Vescovi nel ricoprire la più importante delle cariche. «E io – racconta il nuovo capitano – mica ci pensavo: poi, quando sono arrivato, mi sono reso conto che con la partenza di Galanda mancava anche il capitano».

E allora, ha iniziato a pensarci…
Ma va’. Credevo che non avrebbero mai scelto un giocatore straniero, in una città come Varese dove il basket è una religione, e dopo una serie di nomi come quelli che mi hanno preceduto, mostri sacri. Dopo Meneghin, De Pol e Galanda, adesso arriva questo finlandese: quanto meno, è strano.

Nel sondaggio del nostro giornale, a spuntarla è stato Stipcevic dopo un testa a testa proprio con lei.
Siamo i playmaker, quelli che in campo parlano e fanno giocare la squadra: ovvio che la gente identifichi in noi i registi, le menti. E infatti, a meno che in squadra ci sia un Galanda o un Meneghin, è sempre il play a fare il capitano.

Rannikko e Stipcevic: ormai siete diventati un binomio indissolubile.
Ci troviamo a meraviglia. Subito dopo la fine dello scorso campionato ci siamo trovati e ci siamo guardati negli occhi per dirci: noi due restiamo qui.

Lui, prima di firmare il rinnovo, ha chiesto solo una cosa: «L’anno prossimo c’è Rannikko, vero?». Lo sapeva?
No, ma la cosa non mi stupisce. Io e lui, insieme, ci divertiamo: siamo giocatori diversi, ma arriviamo dalla stessa scuola. Io ho giocato due anni a Lubiana, allenato da Zmago Sagadin che mi ha instillato un po’ di scienza slava. Abbiamo un passato simile, vediamo il basket allo stesso modo.

Recalcati spesso vi mette in campo insieme.
E a me piace tantissimo giocare con un altro play, con Rok in particolare: so esattamente cosa aspettarmi, quello che farà, quello che sta pensando. Con lui di fianco, è tutto più facile.

Lei nella scorsa estate ha fatto una scelta importante: contratto allungato.
Voglio finire qui la mia vita di giocatore, ma spero che non sia l’anno prossimo: ho ancora qualcosa da dire, almeno credo. Varese è il posto ideale per un giocatore di basket, qui si sta bene davvero e la società è perfetta. Anzi, dirò di più: è la miglior società per la quale abbia mai giocato.

Davvero?
È tutto perfetto, non c’è nulla che non funzioni, i pagamenti sono puntuali: ed è davvero difficile trovare tutte queste cose, in una società sportiva, al giorno d’oggi. Poi la città è bellissima e resterà sempre nella storia della mia famiglia: la mia bambina è nata qui.

Ci dica qualcosa sulla squadra, che i tifosi hanno bisogno di stare tranquilli.
Lo scorso anno abbiamo fatto i playoff, all’inizio della stagione non l’avrebbe detto nessuno. Quest’anno l’obiettivo è lo stesso: vogliamo i playoff, senza discussioni.

Fattibile?
Io credo di sì: sono arrivato tardi e ho trovato tanta gente nuova, una squadra cambiata, sei giocatori da conoscere. È un gruppo diverso rispetto allo scorso anno: lavoriamo molto di più, gli allenamenti sono più intensi, siamo più giovani e quindi buttiamo in campo tanto atletismo e tanta voglia.

Justin Hurtt?
Ha un grande potenziale, può esplodere ed è il caso di lavorarci sopra, perché potrebbe saltare fuori qualcosa di davvero interessante. Ma il punto è un altro.

Sarebbe?
Abbiamo tante qualità, tanti punti di forza. Però, almeno per il momento, sono tutti solo sulla carta. Tra due giorni si scende in campo e si farà sul serio, e sarà il caso di mettere in pratica quello che finora abbiamo solo immaginato e detto.

Dopodomani chi marca Gallinari?
Abbiamo l’uomo giusto per lui: si chiama Yakhouba Diawara.

s.affolti

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