Busto Arsizio Seconda vittima sulle strade di Busto Arsizio: dopo Rosa Giani, ottantunenne falciata in viale Gabardi domenica con l’amica Luciana Cozzi, 85 anni, ieri è morta Adriana Cova, travolta da una Honda Civic, finita sotto sequestro, in via per Samarate. La donna, madre di un figlio, residente a Beata Giuliana in via De Pretis, è spirata nel pomeriggio di ieri: è stato autorizzato l’espianto degli organi. Un gesto d’amore che renderà Adriana immortale. Lotta ancora per la vita
Luciana Cozzi in un letto del reaprto di rianimazione dell’ospedale di Busto, mentre non è ancora stato affidato l’incarico per l’autopsia sul corpo di Rosa Giani, la rammendatrice tanto conosciuta e stimata a Sant’Edoardo.I familiari di Adriana Cova sono chiusi nel loro dolore. E nulla dicono nemmeno sulla zona cimitero centrale dove Adriana è stata investita: a puntare il dito sono gli altri. «Pericolosa – spiegano residenti e commercianti – Anzi pericolosissima. Qui non ci sono passaggi pedonali».
Adriana domenica ha raggiunto via per Samarate, dove si trova l’ingresso secondario al cimitero; «secondario una volta – dicono alcuni avventori – Oggi è utilizzato quanto quello principale. Ci passano decine di persone: 80 su cento sono anziani». Adriana, in compagnia del marito, ha posteggiato l’auto nel parcheggio antistante l’ingresso “secondario”. Ha comprato dei fiori da portare ai familiari, poi ha attraversato la strada: è quasi giunta dall’altra parte, anzi un piede è quasi poggiato oltre il ciglio, quando una Honda Civic guidata da un trentenne bustese le è piombata addosso.
«A dire la verità – spiega un testimone – non andava a 200 all’ora, forse una decina di chilometri sopra il limite. Insomma, non era una scheggia. L’ha colpita al fianco; l’ha presa di lato facendola volare sul marciapiede, ameno 5 metri e lei è caduta sbattendo la testa».Adriana,
ricoverata in prognosi riservata all’ospedale di Legnano, se n’è andata ieri: ha lottato due giorni contro la morte. Poi ha ceduto, regalando luce e vita ad altri. Il marito, presente al momento dell’incidente, è rimasto sempre accanto a lei con il figlio. Riservatissimi, non vogliono oggi parlare di lei pubblicamente.
Eppure Adriana potrebbe diventare il simbolo di quella che è una cattiva gestione della manutenzione viabilistica. «Chiariamoci – spiega Claudio Meroni, vanzaghellese che al cimitero bustocco ha un familiare – via per Samarate è disastrosa. Prima c’erano soltanto buche, ma a questo punto era meglio. Le buche, stile Grand Canyon, almeno giovano da deterrente contro la velocità. Poi hanno asfalto la strada rendendola un biliardo». Ma senza alcuna segnaletica: non ci sono ad oggi le strisce sul ciglio, la striscia centrale e le strisce pedonali: alla Procura è stato detto che Adriana non attraversava sulle strisce e che non c’erano strisce nell’arco di 100 metri. Facciamo anche 500: via Samarate è una pista dove «a mezzogiorno – dice Claudio Ceretti – si toccano i 120 all’ora. Mettessero due dossi, di quelli in cemento, prima e dopo l’ingresso al cimitero e un autovelox fisso, risolverebbero diversi problemi, Non solo il marciapiedi è un cratere: gli scivoli per i disabili sono ingombrati da sabbia e ghiaia».
E sul fronte ingresso principale non va meglio: via Lonate ha cinque attraversamenti pedonali lungo il tratto che costeggia il cimitero, ovvero il luogo più frequentato di Busto, ma uno soltanto è visibile: per attraversare, in ogni caso, non bastano 12 minuti. L’abbiamo testato cronometro alla mano: nessuno si ferma. E gli attraversamenti pedonali interni sono invisibili: «Tanto che qui nessuno si ferma – spiega Casaria Guardoni – E non solo, ma vanno come pazzi: altro che 30 all’ora. Qui hanno investito il mio consuocero riducendolo con il collarino per settimane. E toccavano i 90 all’ora. Ma questa che sicurezza è?».
Intanto dal consigliere regionale della lega Nord Luciana Ruffinelli arriva un appello: «Perché non istituire il limite di velocità a 30 chilometri all’ora nel tessuto urbano? In tante città europee è in vigore da anni». Ruffinelli, che conosceva bene Rosa Giani, spiega: «Può sembrare una soluzione drastica, ma visti gli eventi direi che è sempre più necessaria».
f.artina
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