VARESE (l. bot.) Il cielo di Varese è rosa. Si conclude oggi il primo Fly pink, stage al femminile che ha richiamato voloveliste da tutta Italia nell’areo club “Adele Orsi” di Calcinate.L’iniziativa, che punta a migliorare le performance delle pilota, viene da lontano e nasce dalla volontà della varesina Margherita “Margot” Acquaderni, pilota dal ’77.«Il volo ce l’ho nel dna – racconta la campionessa italiana – Con un papà pilota sono cresciuta negli aeroporti. Sognavo da anni di mettere insieme questo gruppo, sin dalla mia prima gara internazionale, quando mi sono trovata a gareggiare da sola, mentre le altre nazioni avevano già dei veri team». Nel 2007, il primo passo con una decina di donne appassionate, tre delle quali hanno partecipato ai Mondiali. Ora il gruppo ne conta 45, e 24 si sono radunate per lo stage a Varese.«Quest’anno siamo riuscite a incontrarci grazie ad atlete propositive che si sono impegnate nel progetto. Il raduno è nato dall’esigenza di conoscerci personalmente, dopo aver preso contatto tramite internet e facebook. Il Fly pink è importante per condividere problematiche e necessità tra persone affini, per capire i nostri obiettivi, sviluppando temi significativi per l’attività di volo». Già pronto, in calendario, il secondo appuntamento. «Se in questo weekend si è dato più spazio alla parte teorica, l’incontro del prossimo maggio sarà un vero e proprio allenamento, sperando nel meteo».Tra le “pink ladies” di Calcinate c’è anche la milanese Anna Dalmazzo, che ha scelto
Varese per allenarsi. «Nel ’99, quando ho iniziato, avevo vicino tre possibilità, ovvero Calcinate, Alzate e Valbrembo. L’Acao è quello che mi è piaciuto di più».Uno sport di nicchia, ma non per pochi eletti, che richiede passione e tempo.«È uno sport poco conosciuto, ma non costoso quanto si può pensare. Non è necessario un aliante privato, basta iscriversi a un aero club. Se si hanno i soldi per la palestra o lo sci è abbordabile». Una disciplina con poca presenza femminile. L’Acao, forse il più grande club d’Italia, su 250 iscritti annovera solo sei donne.«Fino a pochi anni fa le presenze femminili erano pochissime perché, per praticare questo sport, devono essere molto più determinate degli uomini. Bisogna trovare tempo e barcamenarsi con gli impegni lavorativi e familiari».«La discrepanza di numeri – prosegue Margot – è tanta perché in Italia c’è tanto maschilismo. Se una donna decide di volare o condivide la passione con il marito, come nel mio caso, o fa molta fatica. Io ho tre figli e, mentre erano piccoli, ho mantenuto il brevetto ma niente di più. Non è come il tennis che porta via un’ora, in questa disciplina si spende una giornata intera». Il Fly pink di Calcinate apre nuovi orizzonti e dà spazio a un desiderio che sembra realizzabile.«Il sogno è quello di creare un team per partecipare a gare internazionali con una vera squadra italiana, formata da nove persone, e sono sicura che ci riusciremmo».
s.bartolini
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