VARESE Walter Bressan è «un sognatore». Così il portiere del Varese si definisce: se l’è anche tatuato. Un sognatore coi piedi per terra: «Sognare mi aiuta ad andare sempre più in là – dice -. E più in là ci arrivi sudando: ecco, sono pronto per lavorare a questo sogno».
Bressan, De Luca dice di lei: mi aiuta molto, più di tutti, anche quando sto fuori. Che cosa gli consiglia?
Beppe è un po’ come un fratello minore. Io ho qualche anno in più e ho imparato alcune cose che penso possano essergli utili. Non tecnicamente, ma sull’atteggiamento. A me piace quando non s’incaponisce a cercare il gol, o quando ha cinque minuti e dà il massimo invece di rimuginare sul fatto che il mister non l’ha messo dentro dall’inizio.
Pettinari fermo a casa col cuore che fa i capricci. Qual è la cosa più bella che gli si può dire?
Leo è un ragazzo spettacolare. Noi non siamo in grado di dire nulla, perché è lui che ci rassicura col suo spirito sempre positivo, è lui che ci ha convinto che tornerà più forte di prima.
Torino, Sassuolo, Pescara, Verona: secondo lei, quali delle due vanno su dirette?
Il Toro sale di certo. Le altre tre se la giocano alla pari: la cosa bella è che sono tre squadre molto diverse, eppure con i loro punti di forza. Il Pescara è travolgente, il Verona ha piazza e entusiasmo, il Sassuolo ha la mentalità. Sarà questione di dettagli.
Il Varese come sta a dettagli?
Noi abbiamo voglia di restare aggrappati al sesto posto. Si sente che l’ambiente ha voglia di rivivere le emozioni dell’anno scorso. E abbiamo le nostre carte: i match importanti non li sbagliamo, abbiamo un bel gioco, siamo un gruppo che mixa bene gioventù ed esperienza. Diciamo che dovranno passare sul nostro cadavere per levarci dalla zona playoff.
Tra chi insegue, si accoda al filone che vede favorito il blasone della Samp?
In B non conta la piazza, conta sapersi calare nella serie. Contro la Samp, tutti buttano sangue; loro, invece, hanno avuto problemi ad interpretare questo torneo.
In materia di interpretazione, a tre giorni dalla Reggina, ci dice se vedremo il Varese del 3-0 al Vicenza o quello dello 0-1 con l’Empoli?
Se tra una recita sbagliata e l’altra passano sette-otto giornate, ci metto la firma. Spero che il Varese non fallisca, che la carica che ci diamo tutta la settimana si trasmetta anche al campo. A volte non è successo, perché prendere le cose sottogamba è un rischio sempre dietro l’angolo. Per quel che mi riguarda, io penso sempre male, penso sempre che l’avversario di turno è lì per metterci i bastoni tra le ruote. Sia l’Empoli o la Reggina.
Mister Maran che cosa tirerà fuori per questo rush finale?
State certi che se al 95′ ci sarà da cacciare un altro urlo, lui perderà la voce.
E la squadra?
Dobbiamo buttare sul campo anche quel che non sappiamo di avere, come quando metti le mani in tasca e ci trovi quegli spiccioli di cui ti eri dimenticato.
Dopo sei mesi di Varese, quest’esperienza sta diventando per lei un’altra chance dopo i playoff col Sassuolo di due anni fa?
Mi sembra di essere qui da molto di più. C’è attaccamento, un affiatamento speciale tra squadra e ambiente. Chi borbotta, lo fa per amore. A Masnago, quando siamo sotto, l’incitamento ti fa venire i brividi. Sarebbe un peccato non regalare qualcosa di fantastico a questa gente.
Più bello l’autogollonzo di Bindi su retropassaggio da metà campo in Bari-Crotone o il suo a Nocera su retropassaggio di Troest?
Il mio, me lo tengo stretto.
Luca Ielmini
a.confalonieri
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