“Il cielo mi mette alla prova Tornerò per il gol della A”

VARESE Leonardo Pettinari è un ragazzo che ci crede. Chiedere a Giusy, la sua ragazza, che a metà giugno sposerà a Vinci, vicino Empoli; chiedere a lei a proposito di una data che era fissata e che è stata spostata giusto perché lui ci crede. In questi giorni – ai box per motivi precauzionali – l’ala biancorossa è a casa sua a Prato in attesa di

una trafila di accertamenti che gli diano una parola definitiva sui capricci del suo cuore. Restando al recente, già stamattina a Milano il primo step, un’analisi cardiovascolare genetica del sangue; a fine mese un salto a Padova da un esperto di anomalie cardiache. «Se non altro – spiega Pettinari provando a prenderla con filosofia – ho un po’ di tempo in più per organizzare il mio matrimonio».

Pettinari, come sta?
Sto bene e sono arrabbiato. Sì, perché quest’impotenza, questo dover starmene a casa mi disturbano. E mi disturba questo non sapere che cos’ho: col cuore ci lavoro e non è il caso di essere affrettati. Ma non mi butto giù: sono certo che tutto si risolverà e non vedo l’ora di tornare a giocare. Vivo per il calcio, niente me lo tolga.

Ieri Bressan ci ha detto che lei non ha bisogno di essere incoraggiato: è lei stesso a tranquillizzare gli altri. Vero?
Ringrazio Walter, però per me è una cosa normale. Quando entro nello spogliatoio, io penso sempre positivo: lavoro con ragazzi spettacolari e lì sono al sicuro.

E il pensiero del cuore ballerino non la sfiora mai?
Mi spiego: il Varese sta vivendo un bel momento e io sono parte del gruppo. Di star lì a fare la vittima non mi passa neanche per l’anticamera del cervello. Poi, ho scoperto che in questi casi trovi forze che non sai di avere.

Ad esempio?
Un po’ sono gli altri: mia mamma è tornata ad avere cura di me come avessi due anni; la mia ragazza non mi molla un attimo, come pure mio padre. Alla fine, capisci che devi essere il più forte di tutti, perché non puoi permetterti di angosciare chi è al tuo fianco e ti dà tutto.

Sempre Bressan ci diceva che in questo finale bisogna dar fondo a tutto. Che forze nascoste ha il Varese?
Il Varese può tirar fuori tanto, e l’ha già fatto. Dall’esterno non te ne accorgi, ma mica c’è solo entusiasmo e le cose che si dicono delle matricole o delle isole felici: c’è tanta sostanza, tanta qualità. E ora si fa strada anche la consapevolezza di essere forti: quando vedi qualcosa in te stesso, è un ottimo segnale.

Oggi il Varese compie 102 anni. Da protagonista della squadra, che regalo vorrebbe ricevere?
Che mi rimettano in campo al più presto. Ma lo staff medico e l’ambiente stanno già facendo tantissimo; poi c’è un momento in cui tocca a me e a me solo.

E che regalo farebbe lei al Varese?
Tornare in campo al più presto ed essere decisivo per qualcosa di importante. Voglio essere chiaro: vorrei poter rientrare per segnare un gol decisivo, che ne so, per salire in A. Lo devo al club, che ha creduto in me quando nessuno era disposto a farlo.

Ci crede?
Certo. A volte ci sono storie che sono segnate dal destino. Dio ha voluto che avessi questo problema, chissà che non sia sempre Dio a volere che io sia decisivo per la storia del Varese.

Prove a carico?
Il 9 giugno mi sarei dovuto sposare con Giusy, che ho conosciuto a Reggio Calabria. Appena sono arrivato al Varese, la prima cosa che ho fatto è stata posticipare il matrimonio al 15 giugno: calendario alla mano, ho visto le date dei playoff – finale compresa – e il 9 sarebbe cascato nel pieno della bagarre. Insomma: spero di sposarmi da calciatore e da calciatore di serie A.

Quando la rivedremo allo stadio?
Non lo so, ma spero mi rivediate in campo, non in tribuna.

Luca Ielmini

a.confalonieri

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