Varese, tenta di bruciare la casa per punire l’ex compagno

Varese, tenta di bruciare la casa per punire l’ex compagno

VARESE La prima volta le era andata bene. La seconda, invece no. La piromane di San Fermo è stata acchiappata. E con lei il suo complice. Entrambi sono stati traditi dal telefonino della donna, smarrito proprio sul luogo del “delitto”.

L’inizio della fine ha un’ora precisa: le 2.50 di ieri, nel cuore della notte. E’ il momento in cui gli equipaggi della squadra volante sono intervenuti in un condominio di via Valcamonica, dove le scale comuni dei primi tre piani erano state cosparse di benzina. A chiamare i poliziotti erano stati gli stessi condomini, allarmati dall’odore del combustibile. Agli agenti avevano poi raccontato di aver visto un uomo di mezza età uscire dal palazzo e gettare una bottiglia nel contenitore dei rifiuti. Quindi avevano trovato un cellulare sulle scale: cellulare che poi avevano consegnato ai poliziotti.

Proprio mentre il palazzo veniva ripulito e messo in sicurezza, ecco squillare il telefonino: era la proprietaria che ne chiedeva la restituzione.

La donna, una 40enne italiana, è stata convocata in questura con la scusa di poterle ridare il cellulare. All’appuntamento si è presentata in compagnia di un 60enne, anche lui italiano: entrambi erano evidentemente ubriachi e puzzavano di benzina. Dalle generalità è emerso che avevano già avuto guai con la giustizia. Le loro abitazioni sono state perquisite. E lì, secondo gli inquirenti, sarebbero stati trovati elementi in grado di inchiodarli alle loro responsabilità. Il primo a cedere di fronte all’evidenza è stato l’uomo, che ha però subito coinvolto anche l’amica. Ha raccontato di non aver preso parte attiva all’azione, ma di essersi limitato ad accompagnare la complice sul posto. La donna sarebbe stata animata da propositi di vendetta nei confronti dell’ex compagno.

Il 60enne ha anche ammesso di aver partecipato a un identico raid messo a segno nella notte fra il 24 e il 25 marzo contro un condominio in via Valtellina 4. Si trattò, ha spiegato l’uomo, di un errore: i due piromani non conoscevano la reale abitazione della loro vittima, così avevano sbagliato bersaglio. Anche all’epoca, come raccontano i testimoni, ad agire fu la donna, mentre l’amico l’aspettava in strada a bordo di un’auto: venne messa in fuga dal provvidenziale intervento di una residente.

Poiché non sono stati fermati in flagranza di reato, i due sono stati solo denunciati per minacce aggravate e getto pericoloso di cose.

f.tonghini

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