Busto e l’orgoglio del Baff Aver salvato i cinema

BUSTO ARSIZIO Il sogno della Janssen tra i fans, così disponibile, ma anche quello dei film prodotti qui e applauditi da Isabella Rossellini a New York.

Ieri però il Baff ha trovato ulteriore motivo di orgoglio, in difesa  delle piccole sale cinematografiche.  Dal  2000 ad oggi in Italia hanno abbassato la saracinesca 616 cinema storici , quelli di paese, luoghi innanzitutto di aggregazione e di cultura.

Il  documentario “Buio in sala” di Riccardo Marchesini, che ieri pomeriggio ha inaugurato la sezione “Effetto Cinema” allo Spazio Festival, affronta proprio questo tema raccontando com’è cambiato il modo di vivere il cinema dopo l’avvento della Tv commerciale, di internet e dei Multisala, che nella distribuzione fanno la parte del

leone. Lo fa attraverso testimonianze di gestori di sale costretti, loro malgrado, a chiudere e a cedere il posto a supermercati, palestre, banche o appartamenti. «Tra le 254 sale chiuse in Italia dal 2003 – spiega Marchesini – Bologna e Milano si contendono il più alto tasso di chiusure». 

Un altro modo  di resistere però c’è. Ne è la prova la città di  Busto Arsizio dove le sale d’essai non solo resistono ma crescono con nuovi progetti e il coinvolgimento delle nuove generazioni. Questo grazie anche al Busto Film Festival che contribuisce a diffondere una cultura cinematografica che guarda oltre  il cinema mainstream: non a caso la decima edizione si è aperta con la proiezione di un film americano indipendente, “Bringing up Bobby”. «Busto  – spiega Paolo Castelli, curatore della rassegna sguardi d’Essai e direttore esecutivo del Baff – è forse l’unica in Italia, che vede quattro sale (San Giovanni Bosco, Manzoni, Fratello Sole e Lux ndr) occupate  dal martedì  al venerdì  sera (e giovedì pomeriggio) con programmazioni  di qualità. Un’esperienza in crescendo».

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m.lualdi

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