Pochi soldi per spalare la neve “Usiamo profughi e detenuti”

Pochi soldi per spalare la neve “Usiamo profughi e detenuti”

VARESE Il Comune in “bolletta” non può più permettersi gli spalatori. E allora c’è chi lancia una proposta provocatoria, ma nemmeno così inattuabile come sembrerebbe. Visto che viene da tempo utilizzata nei Paesi anglosassoni: reclutare i carcerati dei Miogni come spalatori. Del resto, non sarebbe la prima volta che i detenuti della casa circondariale venissero usati per lavori socialmente utili. Proprio come anni fa nel progetto di riqualificazione dei sottopassaggi delle stazioni.

La proposta è firmata Lega e arriva da Marco Bordonaro, consigliere d’amministrazione Aler ed esponente dei Giovani Padani. «È un sistema che nei Paesi anglosassoni viene utilizzato ormai da tempo – spiega Bordonaro – i carcerati, ovviamente quelli non pericolosi i quali potrebbero già godere di un regime meno restrittivo, avrebbero la possibilità di rendersi utili e fare esperienze fuori dal carcere». Naturalmente, alcune spese le istituzioni dovrebbero sostenerle. «Ma si tratta di costi inferiori rispetto al reclutamento di volontari».

L’esponente leghista si appella appuntto alla passata esperienza dei carcerati che hanno rifatto i sottopassi. «Non è detto che la soluzione sia immediata. Ma è una possibilità che può essere sondata. Il consiglio è che l’amministrazioni provi ad intavolare una discussione con la direzione della casa circondariale. Che tanto non costa nulla. E potrebbe nascere un’interessante soluzione, a vantaggio sia dei reclusi che della città».

Esiste poi anche una seconda opzione. Quella dei profughi “residenti” in città, per i quali da tempo era stato sollevato il problema di far loro compiere lavori socialmente utili. Anche questa possibilità viene lanciata da Bordonaro.

Ma il sindaco Attilio Fontana, leghista anche lui, non la vede così facile. Non boccia l’idea, anzi la trova in linea di principio interessante. Ma si ferma subito di fronte alle difficoltà dell’applicazione. «Con i carcerati la vedo molto dura – dice Fontana – non credo sia possibile qui in Italia un’attività del genere, che preveda una così lunga uscita dalle celle. In Inghilterra hanno un altro tipo di legislazione carceraria».

Mentre l’impiego dei profughi la vedrebbe meglio. Ma sostiene che, con la caduta del governo, sarà oggi di difficile attuazione. «Se Roberto Maroni fosse ancora ministro – sentenzia Fontana – sarebbe andato avanti quel provvedimento, predisposto dal suo ministero, che avrebbe aperto ai profughi la possibilità dei lavori socialmente utili. Un’operazione la sua che avrebbe permesso agli stranieri presenti da noi come rifugiati politici di svolgere attività di svariato tipo, tra cui avremmo potuto inserire anche la pulizia delle strade in caso di neve». Ma senza Maroni sembra tramontare questa possibilità.

«A quel che ne so – dichiara il primo cittadino – il provvedimento impostato da Maroni, dopo la caduta del governo, è rimasto fermo. Di conseguenza non eisste la possibilità legale di chiedere ai profughi di svolgere questa attività».

Marco Tavazzi

e.marletta

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