CASTELLAMMARE DI STABIA E adesso, che fare? Qualcosa di eccezionale che per noi a Varese è normale: gettarsi alla gola del Pescara insieme a Maran e al Varese nella serata più bella del campionato. Dove arriva Zeman, è sempre festa. È calcio vero, da sogno. Si accendono i riflettori di Masnago e il Varese è la squadra delle notti magiche. Perché ha bisogno di grandi nemici e odore d’imprese per non diventare normale e buttarsi via. Il Franco Ossola darà ciò che serve: luce, smalto, spinta, cuore, gambe. Torneranno le stelle, tornerà il Varese: dalla “nuttata” napoletana a bello di notte.
Non è stato bello vedere la ripresa di Castellammare. Primo tempo da pareggio scritto, ma il secondo poteva finire con un cappotto. Dopo cinque minuti d’orologio, si era già capito tutto: «Qui, se va bene, finisce 0-0». È andata male, è mancato qualcosa: squadra senza pepe, insipida e incolore che non ha mai dato l’impressione di lasciare il segno. Ma lo sapeva anche Maran, costretto a scegliere un profilo bassissimo: per non prendere gol si è un po’ castrato, rinunciando a farne. I biancorossi, persino nell’1-3 di Pescara (gran partita, per 70 minuti la migliore del campionato), hanno sempre dato la sensazione di potere segnare. A chiunque, in ogni istante. In Campania, mai. Dimostrando, una volta di più, che se il Varese non fa il Varese perde anche con l’Albinoleffe. Figurarsi con una squadra forte come la Juve Stabia. Ma se fa il Varese, batte anche il Torino.
Colpe? Responsabilità? Di tutti, di nessuno. Un po’ siamo fatti così: abbiamo sempre bisogno di una partita senza ritorno e di una finale contro un nemico o il mondo intero. Chiamalo vizietto biancorosso. Un po’ è la legge del calcio: contro tutti in generale, ma soprattutto contro le signore squadre (e i campani, per alcune individualità come Sau o Scozzarella, sono
da playoff), vinci a centrocampo o non vinci mai. Sul campo più esplosivo della serie B (un ambiente così trascinante non ce l’hanno nemmeno Toro e Pescara), vivi e sogni con Neto Pereira, Corti, Kurtic, Rivas. Servono i colpi, l’esperienza, la fantasia, la potenza, servono giocatori che fanno la differenza e il Varese li aveva fuori uso. O li ha, giustamente, risparmiati.
Terlizzi “è” la serie A e ha detto: «Più che sintetico, sembrava asfalto. Dopo venti minuti, bruciavano le caviglie». Maran avrebbe potuto rischiare Rivas e Kurtic o portarsi in panchina Neto, ma ha fatto benissimo a non farlo: pareggiare o vincere col rischio di perderli per il Pescara e per il resto della stagione? Follia. È da questa scelta che il Generale ha iniziato a vincere la partita con il Pescara. Ma così ha perso a Castellammare, obietterà qualcuno. E allora? I playoff te li giochi comunque giovedì, là dovremo buttare dentro tutto ciò che abbiamo. Manca Zecchin ma, dopo aver tirato la carretta, non ne aveva quasi più: uno stop gli farà bene. E l’arrendevolezza della squadra? Contata da un mese e mezzo, vedendosi sfilare uno a uno i suoi assi (l’espulsione di Maran il colpo di grazia), di fronte alla marea montante dal golfo di Surriento si è abbandonata alle onde. È stato un errore, ma è stato umano. Da Varese. Ora arriva una grande notte: la sua, la vostra, la nostra.
Andrea Confalonieri
s.affolti
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