Il dolore e la paura del diverso sconfitti dal coraggio di Iole

Il dolore e la paura del diverso sconfitti dal coraggio di Iole

Iole Ioele è una donna che vive a Napoli. Nel 1955, a 18 anni, Iole si sposa e a 19 diventa la mamma di Mimmo. Ma dopo la grande gioia, il dramma: Mimmo compie tre anni e lei scopre che ha dei problemi. Il marito non lo accetta, paura o ignoranza lo fanno andar via, si crea un’altra famiglia e avrà anche un altro bambino qualche anno

dopo. Ma di Mimmo non se ne occupa più. Iole lo tira su da sola. C’è la nonna Maria, ma questo bambino non viene compreso fino in fondo. Perché in quegli anni non esisteva una cultura del diverso, della disabilità, della diversità, così come oggi viene vissuta con naturalezza, e soprattutto senza paura. La paura del diverso, di questo si è trattato. Non solo, io credo paura del dolore.

Iole è una donna coraggiosa, e decisamente all’avanguardia per quei tempi: fa fare a Mimmo tutto ciò che può insegnargli, non se lo tiene nascosto in casa. Tanti medici e specialisti cercano di capire meglio, provano a creare per lui una vita come gli altri bambini. Mimmo vuole parlare, fare “amicizia”. Ma per strada qualcuno si spaventa, c’è chi lo prende in giro. Ma ve l’immaginate una scena del genere oggi? Io no. Eppure accadeva.

Finalmente diagnosticano il male di Mimmo: autismo precoce. 

Il professor Giovanni Bollea, il medico che ha rivoluzionato la psichiatria infantile, convince Iole a ricoverare Mimmo in un centro all’avanguardia a Eboli. Ed è la svolta. 

Mimmo esce dal centro a 14 anni e mezzo e Iole non smette di fargli fare progressi, cerca di renderlo indipendente, gli insegna a fare molte cose in casa e fuori. Non si fa trascinare dall’autismo di Mimmo, al contrario si fa aiutare e “porta” Mimmo nel nostro mondo. E lo rende autonomo. 

Iole aveva un negozio in centro, in via Guantai Nuovi, abbigliamento per donna. Un giorno entra un ragazzo. Si presenta: «Lei non mi conosce, ma io sì. Ho bisogno di un lavoro, ma non voglio soldi». E’ il figlio del padre di Mimmo. E Iole lo ha già capito, vede la somiglianza. Lui che entra per chiedere aiuto, e scopre di avere un fratello. Va a conoscerlo. Si “innamora” di lui. Costringe il padre a fare i conti con il figlio diversamente abile. Il padre di Mimmo, molto anziano è malato. La devozione di Mimmo al padre è toccante: per anni, tutti i pomeriggi è da lui, a tenergli la mano, a fargli compagnia, fino all’ultimo saluto.

Il fratello non lo lascia più, lo coinvolge e lo porta in giro, ne va fiero e lo introduce nella sua famiglia. «Così», dice Iole, «ora che sono anziana so che Mimmo non sarà mai solo».

A Napoli molti conoscono Mimmo, ora hanno imparato, ora sanno come trattarlo, con rispetto, affetto, e la stima infinita dovuta ad una madre così speciale. Oggi Mimmo frequenta i centri culturali, va alle presentazioni dei libri, esce e torna da solo, prende le funicolari e la metropolitana. Ed è felice.

Ho chiesto il permesso a Iole di rendere pubblica questa storia e lei mi ha detto sì: «Non per vanto, ma per aiutare, per dare una speranza ai genitori di ragazzi con lo stesso problema di Mimmo».
Francesca Amendola
Gli Invisibili

 

s.bartolini

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