VARESE I Caf non sanno a che santo chiedere aiuto; i commercialisti alzano la cornetta quasi ogni giorno per chiedere lumi a Palazzo Estense; i cittadini hanno grosse difficoltà a farsi due conti in tasca e i Comuni arrancano alla ricerca di chiarimenti dal Governo.A scatenare una confusione collettiva che non risparmia Varese è l’Imposta municipale sugli immobili, risorta dalle ceneri dell’Ici sulla prima casa, nata con impronta federalista e oggi considerata del Carroccio «la più statale delle imposte». La definisce così il sindaco Attilio Fontana che, in qualità di presidente regionale dell’Anci, domani riunirà in assemblea 1.544 primi cittadini lombardi con il presidente nazionale Graziano Delrio per capire come gestire questa “patata bollente”: «L’Imu – scandisce Fontana – obbliga i sindaci a mettere la faccia su una tassa che per i cittadini sarà un grave esborso e per molti Comuni una diminuzione del gettito rispetto allo scorso anno. Nel nostro caso, il minor gettito sarà di un milione e mezzo di euro circa». Parole, queste ultime, che trovano conferma nei dati e in alcune delle proiezioni formulate (e continuamente aggiornate) da Palazzo Estense: ammettendo di applicare l’imposta ad aliquota base sulle prime case (4 per mille) e ad aliquota base ordinaria (7,6 per mille), l’entrata teorica sarebbe di 33 milioni e 387 mila euro (cifra ottenuta al netto del recente incremento della base imponibile).Un bel gruzzolo? Non per Palazzo Estense. Degli ipotetici 33 milioni, 19 milioni e 47 mila euro resterebbero infatti al Comune mentre 14 milioni e 339 mila euro finirebbero nelle casse dello Stato (che poi ne dovrebbe restituire una parte in trasferimenti). Nei 19 milioni in capo al municipio sono inoltre compresi gli introiti derivanti dal ripristino dell’imposta sulla prima abitazione (importo stimato in quattro
milioni e 708 mila euro).Introiti che, dall’eliminazione dell’Ici sulla prima casa ad oggi, era lo stesso Stato a immettere nei bilanci di Palazzo. Lo scorso anno in città erano arrivati quattro milioni e 746 mila euro. Ovvero più di quanti ne resterebbero con il nuovo meccanismo. Tirando le somme: Varese otterrebbe dall’Imu un gettito di 14 milioni e 339 mila euro, dai quali dovrebbe scalare gli importi delle detrazioni previste dalla normativa: «La conclusione è che, in base a quella che è ancora una proiezione, avremo più di un milione e mezzo di minor gettito» attacca il primo cittadino. Facendo qualche sacrificio si potrebbe tentare di far quadrare i conti se non fosse che è prevista un’ulteriore decurtazione dei quattrini statali: «Stiamo parlando di più di due milioni del primo taglio Tremonti e di due e mezzo dall’ultima manovra, senza contare i minori trasferimenti per la non autosufficienza, pari a un altro milione». Sommando al tutto le voci minori, «dobbiamo recuperare più di sette milioni e, pur contenendo le spese, saremo costretti a ritoccare le aliquote». Palazzo Estense sta valutando, ad esempio, di portare quella dell’Imu sulla prima casa dal 4 al 4,5 per mille. La decisione dovrà arrivare entro giugno. Intanto gli uffici sono in attesa della definizione del quadro normativo nazionale che dovrebbe dare la stura alla compilazione dei nuovi regolamenti contenenti l’aliquota di prelievo e le agevolazioni da sottoporre al consiglio comunale. Da ultimo un problema nel problema: in regime di Ici era il Comune a inviare i bollettini di pagamento; oggi i versamenti sono possibili solo tramite F24. Quindi sarà impossibile (o difficile) agevolare i residenti. Si tenterà comunque, una volta diradate le nubi, di allestire sportelli informativi e risponditori per chiarire i (tanti) dubbi.Sara Bartolini
s.bartolini
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