Varese, stop a braghe e canotta In aula entra solo il fashion style

Varese, stop a braghe e canotta In aula entra solo il fashion style

VARESE Tra canotte intime in trasparenza, “agghiaccianti” camiciotti a maniche corte, sandaletti da frate e perché no, magari anche calzoncini a pinocchietto stile ‘acqua in casa’, nei consigli comunali dello scorso mandato se ne sono viste di tutti i colori. Così Palazzo Estense dice basta agli errori e agli orrori di abbigliamento e propone un “Dress code”. Se non per il pubblico presente nella sala consiliare, almeno per chi siede da eletto tra i banchi del consiglio comunale. «Non è una chiesa, ma un minimo di decoro nel rispetto del luogo mi pare doveroso nei confronti dei cittadini che ci hanno eletto», spiega il presidente dell’assemblea consiliare varesina, Roberto Puricelli.Per il momento ha già fatto la sua parte all’esordio del mandato. Alla prima conferenza dei capigruppo Puricelli ha chiesto a tutti loro di sollecitare i rispettivi consiglieri a presentarsi alle sedute con «abbigliamento consono». Per quanto sia consapevole dell’assoluta discrezionalità di tale definizione, il presidente del consiglio comunale chiede almeno di provarci evitando di arrivare palesemente «sbragati», con addosso tuta, maglietta, bermuda o similari. «Non dico che ci vogliano sempre e per forza giacca e cravatta, si può stare bene anche con un jeans e una giacca sopra. Si tratta di capire l’opportunità di un certo abbigliamento dimostrando un po’ di attenzione al ruolo che si ricopre, vale a dire quello di rappresentare i cittadini. Volevo anche mandare una lettera ai consiglieri ma ho preferito prima dirlo

ai capigruppo».Capigruppo che, da parte loro e in modo assolutamente bipartisan, non hanno granché gradito l’invito preventivo. «Se questa è l’indicazione la trasmetteremo com’è nostro dovere fare», commenta storcendo il naso Fabrizio Mirabelli (Pd), «ma mi sembra una velleità arcaica e antidiluviana da dirigente sovietico. Chi viene in consiglio deve potersi vestire come gli pare e piace e come ritiene opportuno, siamo in uno stato democratico. Poi sta ai singoli valutare cosa è opportuno e cosa non lo è, su questo non ci possiamo fare niente». Anche perché, a dirla tutta, basta aguzzare un po’ lo sguardo per accorgersi che in tema di estetica sono più gli orrori causati dal buongusto scarseggiante che gli errori determinati dall’atteggiamento informale. Il capogruppo del Pdl Ciro Grassia invece condivide le intenzioni del compagno di partito alla presidenza del consiglio ma nel merito non vede alcun problema: «Questo consiglio comunale rispetto al precedente ha fatto passi da gigante», dice fuori dai denti. «Non mi pare di aver visto consiglieri vestiti in modo poco adeguato, e comunque anche se condivido la sollecitazione di Puricelli ricordo che non si può identificare la preparazione e la competenza con il modo di presentarsi». Argomento rimandato a settembre invece per il leghista Giulio Moroni: «Siamo a luglio e fa caldo. Però direi che sono tutti agghindati come damerini. Ho visto più giacche e cravatte in questi primi due consigli che negli scorsi cinque anni».Francesca Manfredi

s.bartolini

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