A Re Artù si ispira, considerandosi la sua reincarnazione. Ma la lunga battaglia legale in difesa dei resti umani trovati a Stonehenge, luogo di pellegrinaggio per druidi e pagani, è stata persa davanti all’Alta Corte britannica, che non si è certo lasciata impressionare dalla lunga veste bianca e dalla sua aria sacerdotale.
King Arthur Pendragon – ovvero John Timothy Rothwell – 57 anni, ex soldato, ora leader druido, aveva chiesto di riseppellire i resti umani trovati nel 2008 e destinati ai ricercatori della Sheffield University, così come deciso dal ministero della Giustizia. Ma la richiesta di “Artur Rex” – come si è firmato nei documenti giuridici – è stata respinta dall’Alta Corte di Londra. I resti di oltre 40 corpi, risalenti ad almeno 5.000 anni fa, sono stati rimossi da un sepolcro di Stonehenge nel 2008 e consegnati, dopo il permesso accordato dal ministero, all’Università di Sheffield, che potrà esaminarli fino al 2015.
Secondo Pendragon, i resti potrebbero appartenere ai corpi della “famiglia reale” o della “casta dei sacerdoti”, forse “i padri fondatori di questa grande nazione”. Il suo timore è che le ossa non torneranno mai a Stonehenge, per finire nel vicino museo di Salisbury. L’analisi dei resti, quindi, andrà avanti fino al 2015, “altrimenti perderemmo un’opportunità per imparare qualcosa sulla gente di Stonehenge” ha dichiarato un portavoce dell’Università di Sheffield.
Ma Re Artù non si arrende: per lunedì, ha organizzato una “giornata dell’azione” a Stonehenge, proprio nel giorno del terzo anniversario della rimozione dei resti. Questa non è la prima battaglia del Re contro il governo: in passato, aveva lottato per il diritto d’accesso a Stonehenge, nel giorno del solstizio d’estate, per celebrare l’alba del giorno più lungo dell’anno.
u.montin
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