Caso Uva, fra tre mesi la verità sulla sua morte

Caso Uva, fra tre mesi la verità sulla sua morte

VARESE Tre mesi per conoscere i risultati della super perizia su Giuseppe Uva, e quindi si spera, tutta la verità sulla sua morte. Ma prima, a partire dal 20 settembre, una fitta serie di udienze tutti i martedì: prima della sospensione feriale il giudice Orazio Muscato ha dettato il calendario che dovrebbe portare entro l’autunno alla sentenza di primo grado per la morte del 43enne artigiano, avvenuta all’ospedale di Circolo il 14 giugno di tre anni fa, e per la quale è imputato l’ultimo medico che lo ha visitato e gli ha somministrato benzodiazepina via flebo, lo psichiatra Carlo Fraticelli.

Ieri è stato conferito l’incarico al collegio dei periti nominati dal tribunale: ne fanno parte Santo Davide Ferrara, ordinario di medicina legale e direttore della struttura di tossicologia forense di Padova; Gaetano Thiene, professore di anatomia patologica e direttore di cardiopatologia vascolare all’università di Padova; e Angelo Demori, professore di medicina legale all’università di Genova.

La perizia dovrà dunque stabilire perché è morto Giuseppe Uva. Il quesito, formulato dal giudice e arricchito delle richieste delle parti processuali (segnatamente del pm, Agostino Abate, dell’avvocato difensore, Renato Piccinelli e, per le parti cvili, avvocato Fabio Ambrosetti), è articolato in tre parti: Il trattamento farmacologico al quale il paziente fu sottoposto era adeguato alle linee guida? Lo stesso paziente era sofferente per una patologia cardiaca che ha causato o favorito il decesso a causa

della somministrazione dei farmaci in ospedale, o anche solo per una condizione di stress? Infine, la benzodiazepina assunta via flebo, considerandola anche in combinazione con i calmanti che gli erano stati somministrati prima del suo ingresso nel reparto di psichiatria, era sufficiente per determinare il decesso di Uva? Iperiti dovranno dire poi se vi siano stati errori o inosservanze da parte dell’imputato, ed eventualmente se tra queste e la morte di Uva vi sia un nesso causale.

Il giudice ha lasciato massima libertà ai periti, per «eseguire ogni ulteriore indagine ritenuta opportuna e pertanto la valutazione della necessità di esaminare i pantaloni di Giuseppe Uva o di procedere alla eventuale riesumazione del cadavere, è loro demandata, se e in quanto necessaria per rispondere al quesito. In tutte le ipotesi potranno avvalersi di ausiliari, fermo restando per le parti di integrare i propri consulenti tecnici».

Franco Tonghini

f.tonghini

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