di Luca Ielmini
VARESE Paolo Grossi viaggia spedito in direzione Siena. Cioè, in un sol colpo, in direzione Beppe Sannino e in direzione serie A. Oggi dovrebbe arrivare un’ufficialità che è un po’ un segreto di pulcinella. Stando alle voci, sarebbe pure in arrivo un contratto ben più che annuale. Per un ragazzo di 26 anni è grasso che cola.L’ex mancino del Varese, che due stagioni fa contribuì con corsa, gol e serpentine al salto del club biancorosso dalla C2 alla Prima Divisione, è pronto per il massimo palcoscenico nazionale. Nell’estate 2006 l’allora direttore generale del Varese Luca Sogliano e l’allora tecnico Devis Mangia lo scovarono in serie D, alla Caratese. A seguire, tre stagioni a Masnago più l’inizio di una quarta, chiusasi subito a fine agosto per migrare in serie B all’Albinoleffe. In modo solo meno simbolico, al pari di Pisano (e di Dos Santos), la parabola-crescita di Grossi è la metafora del Varese che è uscito dalle secche delle serie minori per tornare in alto.In Toscana ritroverà mister Sannino. «È stato proprio lui – racconta Grossi – a fare il mio nome ai dirigenti del Siena. Poi, così mi ha detto, più di così non poteva fare. Ma il club si è subito interessato e la cosa non può che far piacere». Già, Sannino. Il giorno in cui lasciò il Varese, Grossi scrisse un messaggio sulla lavagnetta dello spogliatoio: in quelle parole cariche di emozione, il mister era
– scherzosamente, ma non troppo – “il papà” del Borgorosso Fc. Un rapporto speciale, quello tra Sannino e Grossi: uno pensa che contino il genio e il tocco, invece, il tecnico vide qualcosa nel ragazzo (ormai uomo). «Non smetterò mai di ringraziarlo», ha chiosato ieri Grossi, alla vigilia di una di quelle giornate che cambiano la vita.Per chi ha osservato lungo questi anni, la vita cambiò proprio il giorno dell’incontro con Sannino di quasi tre anni fa. Con le sue pause e il suo ciondolare, Grossi non aveva l’identikit del calciatore ideale per la pedata tutta corsa e concretezza predicata dal tecnico. Mai considerazione fu più miope, perché il fantasista si prese il suo spazio con abnegazione e silenzio. Senza rinunciare ad assist, doppi passi e gol. Il Grossi della promozione in Prima Divisione era un giocatore continuo, di qualità e di sostanza. Cioè, quel che gli hanno chiesto di essere tutti gli allenatori della sua vita; come mister Lorenzini, proprio al Varese, che una volta – prima di una gara di Coppa Italia – gli disse: «Levati il piercing dall’ombelico e segnerai». E gol fu.«Ogni tanto ripenso ai tempi della Caratese – dice – e in fondo è cambiato poco: ho sempre sognato e lavorato per realizzare i miei desideri. Nessuno mi ha regalato nulla, ho solo avuto la fortuna di incontrare le persone giuste. Vedo la serie A ad un passo, per me è un sogno».
a.confalonieri
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