VARESE La legge “Harlem” è passata dopo una notte di aspre discussioni in consiglio regionale, e a Varese piace proprio a tutti. Anche i kebabbari, invece di tremare, sono contenti. «Siamo già in troppi – dice Ercan Kaya, che gestisce il negozio di kebab di via Como – è giusto mettere dei paletti».
Al progetto di legge regionale numero 85 è stato dato il nome del più famoso ghetto di New York perché si ispira, secondo il suo promotore, il leghista Massimiliano Orsatti, alle norme che Rudolph Giuliani approvò per migliorare il contesto sociale del ghetto nero, riuscendo a farlo diventare un tranquillo quartiere come tanti. Il punto di partenza di Giuliani era stata la regolamentazione degli esercizi commerciali e artigianali del quartiere. È quello che fa anche il pdl 85, creato per recepire la Direttiva Bolkestein, che vuole facilitare la circolazione dei servizi all’interno dell’Unione Europea.
Ma la legge Harlem ha causato un vero e proprio terremoto al Pirellone, tanto che la sua discussione si è protratta fino alla tarda serata di martedì, per essere poi approvata solo nella mattinata di ieri. Il progetto di legge, infatti, lascia la possibilità ai Comuni di vietare l’apertura di attività per evitare l’addensamento di negozi extracomunitari nella medesima zona, se questo potrebbe porre problemi di ordine pubblico. Nei negozi stranieri ci sarà l’obbligo di una certificazione della lingua italiana da parte dell’esercente, e di esporre i prezzi e la tipologia del prodotto venduto sempre in italiano.
Non solo: i Comuni, all’interno del Pgt, dovranno tenere conto di questi criteri nel momento in cui si troveranno a dover definire le zone ad indirizzo commerciale, favorendo «la permanenza degli esercizi storici e tradizionali (…) anche mediante incentivi ed apposite misure di tutela». Le opposizioni al Pirellone sono insorte, sommergendo il progetto di legge di emendamenti, che hanno notevolmente rallentato, ma non bloccato, l’iter.
A Varese, invece, sembrano tutti favorevoli alle misure regionali. Se il sindaco, Attilio Fontana, sta ancora valutando il da farsi, più positivo è il suo assessore al Commercio, Sergio Ghiringhelli, che dice «non è una legge “anti-kebab”: qui si parla di regolamentazione urbanistica. Per questo dobbiamo studiare bene questo progetto di legge: dobbiamo capire come vanno applicati questi criteri alla zonizzazione nel Pgt».
I varesini che hanno a che fare con la concorrenza del kebab, come Moreno Toia, il gestore della storica pizzeria al trancio “da Quinto”, non vedono l’ora che la legge venga applicata.
«Quando ho aperto ero l’unico a dare il servizio di un pranzo velocissimo con pochi euro. Ora ce ne sono sette vicinissimi, e alcuni di loro non sanno una parola di italiano».
Insomma, regole più restrittive in città ci vogliono, anche secondo gli addetti ai lavori. «Se siamo in tanti nello stesso posto nessuno può rientrare nelle spese – conclude Kaya dal suo bancone di kebab in via Como – questa legge tutela chi è arrivato prima».
Chiara Frangi
s.bartolini
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