VARESE Sta per arrivare l’ultimo giorno di scuola anche per Dino De Santis, il bidello custode del liceo classico Cairoli. Ha 63 anni ed è conosciuto da tutti per i modi un po’ burberi, ma soprattutto per il grande cuore. Brontola, agita il bastone, ma è sempre pronto ad aiutare gli studenti, che considera un po’ come figli suoi. «La mia nomina al liceo classico risale al gennaio ’77, prima di quel giorno vivevo a San Severo, in provincia di Foggia, e facevo il muratore. Il primo settembre andrò in pensione, dopo 34 anni di servizio. Il ricordo più bello è legato agli studenti che ancora vengono a trovarmi. Pensate che ho incontrato otto miei ex alunni – perché io li chiamo così “miei ex alunni” gli studenti del Cairoli – i cui figli frequentano questa scuola. Quattordici insegnanti sono stati “miei”, un primato non da tutti». Ma cosa è cambiato in tutto questo tempo? «Ho nostalgia degli anni ’80 – risponde De Santis – Allora era tutto più facile, adesso bisogna stare attenti perché basta un nulla, una parola detta male, e gli studenti ti possono denunciare. Una volta, invece, era tutto più goliardico. Ricordo ancora i gavettoni che preparavamo io e gli studenti per colpire i professori». «Bersagliavamo il professor Mainetti che era un alpino e che era quello che
stava più allo scherzo. Gli tiravamo vere e proprie secchiate d’acqua con appostamenti in stile militare. Siamo arrivati persino a mettere un secchio su in cima alla porta. Aprendola piano piano, cadeva una cascata d’acqua. Negli anni ’80, stare qui a scuola era come stare in una grande famiglia». Tutto questo è durato fino al 1985, poi De Santis è stato trasferito all’Itis, dove è rimasto per 9 anni. Ha mantenuto però il domicilio al liceo classico, dove lo ha tutt’ora. E dove è tornato a fare il bidello dal ’94. «Mi hanno quasi promesso che potrò rimanere a vivere qui e lo spero vivamente, anche se abitare in una scuola non è come avere una casa nel senso proprio del termine. Manca la libertà vera. È un sacrificio, beneficiato dal fatto che non si paga l’affitto e il riscaldamento. La mia speranza è continuare ad abitare qui, facendo il custode». De Santis ha anche due animali domestici: il cagnolino Matia (con una T) e il gatto Trudy, che qualche tempo fa si era perso in un archivio. È sopravvissuto un mese e mezzo a digiuno tra i raccoglitori di carta: «L’ho ritrovato dimagrito, ma vivo». Cose che capitano quando si abita in una casa grande come una scuola, di cui si viene a essere parte della storia. Come una colonna portante.
NEL BLOG LADY V
“Dei bidelli e delle pene (consolate)”
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s.bartolini
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