VARESE «La prima reazione è stata una trafila di brutti pensieri». Leonardo Pettinari non nasconde che il morale è andato ben oltre il “sotto i tacchi” d’ordinanza. Quando giovedì, dottor Clerici a fianco, si è sottoposto ai primi accertamenti e gli hanno parlato di tachicardia, il suo mondo ha scricchiolato. «Poi, però – racconta l’ala biancorossa -, uno ascolta bene, cerca di comprendere, si guarda in giro, capisce
che le cose possono andare molto peggio e si tira su. Il dottor Clerici (staff medico del Varese) è stato splendido e non ha mai perso il sorriso, come anche l’equipe che mi ha visitato. Io ho scelto di partire per Prato, sono tornato a casa, per stare con la mia famiglia e i miei amici. Sto già meglio e non vedo l’ora di ritrovare campo e abitudini».
Prima il piano di recupero (che Pettinari snocciola con sicurezza e competenza): mercoledì ricovero all’ospedale di Circolo, giovedì l’ala biancorossa si sottoporrà ad uno studio elettrofisiologico del cuore; nel caso l’esame rilevasse anomalie, già nel corso dello stesso test gli sarà ablata la parte che provoca la tachicardia. Date le caratteristiche dell’esame – per via sonda – si necessitano quattro-cinque giorni di prognosi e riposo. Dopodiché, in teoria, Pettinari può tornare ad allenarsi a pieno regime; la natura dell’anomalia non prevede, in caso di riuscita dell’intervento, di un periodo riabilitativo e il ragazzo può in pratica da subito fare al caso di mister Maran.
Questo è ciò che Pettinari spera.
Facendo un passo indietro, l’ala biancorossa racconta i segnali: «Da due mesi mi capitavano episodi sospetti di tachicardia, ma fino a mercoledì scorso non c’era l’esigenza di approfondire. Mi sono spaventato e abbiamo deciso di capirci qualcosa in più: abbiamo fatto bene, perché il problema è risolvibile e lo si può fare una volta per tutte».
Sabato, comunque, a Prato sì, ma davanti alla tv: «Proprio un bel Varese – dice Pettinari -, che è andato a Sassuolo senza paura, in casa della prima della classe, la squadra forse più in forma. Questi pareggi non sono scontati, tantomeno sono mezze sconfitte. Il Varese sta benone ed è stato bello goderselo in tv».
Una volta passati il ricovero e i test medici, il pensiero sarà il campo. Un ragazzo che ha scelto il 33 – gli anni di Gesù – sulla maglia non può aver paura. «Mi affido a Lui – dice -, uno come me non potrebbe fare altrimenti. E poi ci rivedremo al campo».
Luca Ielmini
a.confalonieri
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