VARESE Insegne dei negozi in italiano. È un argine innanzitutto linguistico, quello che i leghisti varesini vogliono alzare contro l’aumento di negozi stranieri, per applicare la “legge Harlem”, approvata al Pirellone su spinta della Lega.
Nome che richiama i provvedimenti dell’ex sindaco di New York Rudy Giuliani sui negozi etnici, «e che servirà a eliminare la legge che vigeva prima, ovvero la “legge Harem”» ironizza l’assessore al Commercio Sergio Ghiringhelli.
Ora, Varese non è New York, ma secondo il leghista anche qui c’è il rischio della nascita di “ghetti” in alcuni quartieri. Ironia della sorte, la maggiore concentrazione di attività portate avanti da stranieri si ha proprio tra le stazioni e piazza Repubblica, in particolare nelle vie Piave, Magenta e Medaglie d’oro. E nella seconda si trova la sede provinciale del Carroccio.
«Siamo soddisfatti – dichiara il segretario della sezione di Varese Marco Pinti – sebbene credo sia sbagliato il nome “legge Harlem”, perché rimanda alla creazione di ghetti. Al contrario lo spirito di queste disposizioni va nel senso opposto, quello di evitare i ghetti. È importante mettere un argine all’invasione commerciale: da una parte grandi capitali stranieri che rilevano le nostre industrie, e dall’altra le insegne dei piccoli negozi tradotti in cinese o in altre lingue». E quindi la conoscenza della lingua italiana come requisito necessario per la concessione della licenza.
«La lingua – sostiene Ghiringhelli – è il cardine dell’integrazione e questo è vero ancora di più quando si tratta delle insegne dei negozi che rappresentano visivamente l’anima dei quartieri. Su questo saremo intransigenti quando si tratterà della concessione delle licenze».
«Infine con questo provvedimento bloccheremo le scappatoie con cui alcuni commercianti stranieri potevano aggirare le norme sull’artigianato: mi riferisco ai centri massaggi orientali dove dovrà operare personale qualificato».
s.bartolini
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