VARESE «E’ sconcertante», ha commentato Antonio Nidoli, rappresentante della società proprietaria Italinerti, a margine della commissione Ambiente a Palazzo Estense cui ha assistito personalmente, lunedì sera. «Mi sconvolge che tutti anche lì dentro abbiano continuato a parlare senza conoscere la realtà».
Anche a Varese, comune capoluogo e capofila tra quelli coinvolti, la maggioranza delle forze politiche in rappresentanza del consiglio comunale ha voluto confermare la propria contrarietà alla ripresa della cavazione votando la mozione presentata da Sel. Il documento chiedeva a sindaco, giunta e capigruppo «di farsi parte attiva presso la Regione Lombardia, ciascuno per le proprie competenze, al fine di scongiurare la riapertura della cava e riaffermare il valore inestimabile di quel territorio la cui tutela spetta prioritariamente agli enti locali interessati». L’unica astensione è stata del Pdl, mentre ha incassato voto favorevole di Lega, Pd, lista civica, Movimento Libero e Movimento 5 stelle.
Certo è la scelta definitiva è in capo alla Regione, e le possibilità sono due: o l’escavazione riprende, o chi decide di fermare il progetto sulla cava Nidoli dovrà farsi carico della richiesta danni di tasca propria. E’ il rischio cui vanno incontro consapevolmente i consiglieri regionali che nella seduta del 28 febbraio si esprimeranno per lo stralcio della cava di Cantello dal piano cave, richiesto formalmente dalla Provincia.La tempistica per arrivare all’autorizzazione o allo stralcio in ogni caso si allunga. La giunta Formigoni dovrà dire formalmente cosa propone di fare nel consiglio regionale del 28 febbraio; nella stessa serata, i consiglieri voteranno a favore o contro il parere della giunta. Comunque decidano di posizionarsi sulla vicenda, non sarà la decisione sul futuro della cava,
che invece spetterà in seguito alla giunta regionale, ma non si sa quando: non esiste attualmente un termine di tempo.Lo stesso però vale per la Provincia. L’ordinanza emessa dal Tar il 2 febbraio scorso obbliga gli uffici non a firmare l’autorizzazione all’intervento, com’era stato inizialmente interpretato, ma a riprendere l’iter per dare l’autorizzazione al privato entro 30 giorni, senza precisare entro quando debba giungere al termine. «La Provincia deve esercitare potere sostitutivo al Comune di Cantello, che invece non ha firmato la convenzione», spiega l’assessore provinciale all’Ambiente Luca Marsico, «ma non vuol dire che noi il 3 marzo dobbiamo firmare. La firma è solo una piccola parte dell’iter, inoltre non è detto che non subentri una sospensiva del Consiglio di Stato per il nostro ricorso».
e.marletta
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