Ticket e rischio carcere Fine dell’incubo a Varese

VARESE Karen Berestovoy, varesina di origine argentina, sta per vedere il lieto fine della sua vicenda.

È solo una dei moltissimi varesini che si sono trovati ad essere accusati nientemeno che di truffa ai danni dello Stato per aver dichiarato di aver diritto all’esenzione del ticket sanitario.

Un errore commesso in buona fede nella stragrande maggioranza dei casi, che però ha significato il concreto rischio di una condanna a 75 giorni di carcere. Ma una sentenza della Cassazione, depositata nel febbraio 2011, ha messo un po’ d’ordine in una vicenda che anche a Varese continua ad avere strascichi: da mesi, infatti, nelle aule del tribunale di Varese vengono discussi almeno cinque casi fotocopia.

Che, negli ultimi tempi, si stanno risolvendo spesso con delle assoluzioni, proprio grazie alla sentenza favorevole della suprema corte. La vicenda di Karen era iniziata nel gennaio 2007: «Era un periodo in cui ero spesso in ospedale per un problema di salute abbastanza grave – racconta – Quella mattina, però, non avevo i soldi per il ticket e l’impiegata allo sportello, per venirmi incontro, mi ha chiesto quale fosse il mio reddito, se lavoravo o se ero iscritta all’ufficio di collocamento, e io rientravo in quest’ultima categoria».

Alla signora Berestovoy viene dato il foglio per l’esenzione, che lei compila senza però accorgersi che i dati dovevano riferirsi non all’anno in corso, ma a quello precedente. «Nel 2006 ho lavorato regolarmente, e avevo superato la soglie di reddito per l’esenzione – racconta – ma in quel momento non ho capito, così non ho pagato i 35 euro di ticket dovuti». Un anno dopo, alla signora arriva la lettera dall’Asl in cui veniva chiesto di pagare il ticket e una piccola mora.

«Dopo un altro anno, è arrivato il decreto penale con cui mi comunicavano che rischiavo una condanna a 75 giorni di carcere, convertiti in una pena pecuniaria da 1.710 euro. Non ho dormito per giorni».

La signora Berestovoy è andata a raccontare la propria storia anche in tv, a “Mi Manda Rai 3”, e oggi sarà in aula per quella che potrebbe essere l’ultima udienza. E che potrebbe concludersi positivamente, perché dalla sua parte si è schierata addirittura la Cassazione.

Nella sentenza depositata un anno fa, infatti, viene riconosciuto non il reato di truffa – che presuppone raggiri e intenzionalità di frodare la legge – ma “l’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”, applicabile in caso di buona fede e per cifre non pagate inferiori ai quattromila euro.

Niente macchie sulla fedina penale, ma una semplice sanzione amministrativa. Il lieto fine per Karen dev’essere ancora scritto, ma ora sembra davvero ad un passo. E, così come per lei, lo stesso vale per molti varesini.
Chiara Frangi

s.bartolini

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