VARESE (m.tav.) La metà dei varesini sceglie la cremazione. L’argomento è decisamente “funereo”, eppure la Socrem, la società di cremazione varesina, attira sempre più persone che, nel momento del trapasso, preferiscono il fuoco alla bara. Negli ultimi sei anni, dal 2003 al 2008, la percentuale di chi ha scelto di rivolgersi alla Socrem è raddoppiata, passando dal 27,34% dei defunti al 43,7%. In sei anni si tratta di 1750 persone, che hanno risparmiato alla città 5mila metri quadri di superficie, ovvero l’apertura di un nuovo cimitero, che a Varese non sarebbe stato possibile fare.«Spazio per ampliare i 14 cimiteri esistenti non ce n’è – dice il presidente di Socrem Ambrogio Vaghi – i cittadini che hanno scelto di farsi cremare hanno lasciato più spazio ai vivi». E questo è lo slogan della società, nata nel 1880, quando farsi cremare era ancora
una decisione osteggiata dalla Chiesa Cattolica e veniva praticata solo da massoni e socialisti. «Era un gesto di laicismo – spiega Ivo Bressan, vicepresidente Socrem – ma oggi tutte le fedi riconoscono la scelta della cremazione. E anche la Chiesa Cattolica, dal ’61, lo permette». Farsi cremare, poi, è anche più economico. Costa 424 euro, ma a Varese la metà lo dà il Comune e in altri 65 paesi della provincia le amministrazioni hanno previsto sostegno. In un anno vengono cremate circa 1500 persone provenienti anche da fuori provincia. Rimane, fino a fine giugno, il problema del forno di Giubiano bloccato. In vista dell’assemblea sociale, fissata per domenica nella sala del commiato, la Socrem ribadisce al Comune la necessità di mettere a norma la struttura in fretta perché i costi per andare al forno di Domodossola sono eccessivi per gli utenti.
e.marletta
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