Varese sposa il calcio pulito Varato il primo codice etico

VARESE Il presidente del Varese Antonio Rosati non si accontenta di aver risollevato le sorti del calcio biancorosso: vuole rendere il club all’avanguardia anche dal punto di vista morale. Ed è per questo che a Villa Recalcati, Rosati ha sfornato un «assist all’etica» facendo decollare un’iniziativa in grado di certificare l’integrità e la lealtà del Varese.Tutti i tesserati, ma anche i collaboratori esterni che gravitano intorno alla società, devono impegnarsi a rispettare le ferree regole imposte da un codice etico studiato dai due avvocati dei biancorossi: Stefano Amirante e Giuseppe Rosati, fratello del presidente. Insomma, il Varese si è preso molto a cuore la questione morale, ma lo ha fatto anche per tutelarsi, come spiega il patron: «Il mio club – dice Rosati – vuole diventare

apripista nel campo dell’etica. Il calcio scommesse non ci ha colpito, siamo puliti e desideriamo continuare a esserlo. Devo mettere al riparo il più possibile la società da eventuali colpi di testa da parte di tesserati impazziti».L’avvocato Amirante entra nel dettaglio, chiarendo i punti del codice etico: «La Lega di B impone ai club di “alfabetizzare” i propri giocatori. Bisogna spiegare ai calciatori quali sono i loro doveri. Domenica, c’è stata una riunione nello spogliatoio con tutti i biancorossi a cui ho ricordato che il divieto di scommettere è tassativo per loro, anche quando si tratta delle puntate consentite dalla legge e relative ad altri campionati, magari stranieri. Chi viene a conoscenza di fatti illeciti è obbligato a segnalarlo alle autorità per non incorrere nell’omessa denuncia».

e.romano

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