Varese, i furbetti dell’acqua mettono a rischio il distributore

Varese, i furbetti dell’acqua mettono a rischio il distributore

VARESE  Naturale o frizzante, l’acqua gratis e senza limiti che si preleva al distributore di via Trentini piace ai varesini, ma ha fatto ingolosire soprattutto ristoratori e rivenditori abusivi che se ne sono abilmente approfittati: sfruttando il servizio offerto dalla Provincia per l’uso domestico dei cittadini, arrivano per caricarci camioncini interi a costo zero.
Se ne portano via carichi cento o duecento bottiglie per volta, da quanto risulta agli uffici del settore Ambiente che se ne occupa.

I cittadini a cui sarebbe dedicato il servizio, per contro, prima di poter riempire le loro due o tre bottiglie da portare a casa si trovano di tanto in tanto ad accodarsi e aspettare decine di minuti finché il maxi carico non è stato completato. Nei giorni scorsi sono partite le prime segnalazioni, e a Villa Recalcati si stanno organizzando di conseguenza con le opportune contromisure. «Anche noi abbiamo osservato questo fenomeno», spiega l’assessore Luca Marsico, «non siamo in grado di dire per cosa venga utilizzata tutta quell’acqua ma sospettiamo che si tratti di chi si occupa di ristorazione o peggio di qualcuno che poi la rivende».
 
Niente comunque vieta il prelievo di acqua in quantità, al momento. Quando la casetta dell’acqua è entrata in funzione, nel maggio 2010, se ne andavano mediamente 250 litri d’acqua al giorno. Il prelievo ha passato la soglia dei 600 litri a settembre dello scorso anno e dai primi mesi del 2011 si attesta tra gli 800 e i 900 litri di media. Ora, se l’impennata dipendesse dal gran successo dell’iniziativa, non ci sarebbe nulla di male, anzi. Purtroppo, dipende invece dalla proliferazione dei singoli, ristoratori o rivenditori abusivi che siano, che arrivano attrezzatissimi con bottiglie e furgoncini.

Tutto questo per la Provincia ha un costo che per quanto ridotto non è giusto farlo gravare sul bilancio pubblico, secondo Marsico, che pertanto sta valutando l’ipotesi di introdurre sia un piccolo contributo economico, sia un limite quantitativo. «Tra approvvigionamento e manutenzione ordinaria spendiamo 2.406 euro all’anno, più 1.278 euro di installazione delle bombole di anidride carbonica». Una

bombola basta per fare circa 50-60 metri cubi d’acqua frizzante, per dare l’idea, e ne sono già state cambiate diverse. «Ci vuole un disincentivo rispetto all’utilizzo smisurato – spiega – si può pensare ad una chiavetta da distribuire ai cittadini che consenta un prelievo anche abbondante, con l’aggiunta di un contributo di qualche centesimo che viene richiesto praticamente ovunque».

e.besoli

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