Quei tre schiaffoni del Bentegodi E Terlizzi che riaccende il fuoco

VARESE – Quei tre schiaffi di Verona ci resteranno in faccia finché non li avremo restituiti: noi siamo fatti così. I sassi sui pullman varesini potremo digerirli solo il giorno in cui a ridere sul campo (fuori abbiamo già vinto), di fronte al Bentegodi ammutolito, saremo noi. L’ammutinamento di Terlizzi, uno dei giocatori di maggior classe e regolarità che ha provocato un

corto circuito soltanto perché voleva andare a segnare e rimontare, è qualcosa che lascia il segno. Ma è il segno della riscossa. Di chi si ribella in ogni modo, anche ai compagni e all’allenatore, pur di non cadere. Quello che è stato un errore e quella che non è soltanto una sconfitta, saranno la nostra fortuna e la nostra vittoria più grande.

La normalità non fa bene al Varese perché picchia il muso tutte le volte che prova a fare qualcosa di normale (e a Verona abbiamo giocato solo una partita normale mentre loro facevano la guerra). Non possiamo farci nulla, siamo nati e cresciuti così, ce l’abbiamo dentro: sappiamo soltanto piangere di gioia o dolore, essere tutto e niente perché per noi ogni giorno degli ultimi otto anni (ogni allenamento, ogni raduno, ogni sponsor, ogni mercato, ogni battaglia, dallo stadio al calcioscommesse) è sempre stato uno spareggio. Mai un’ora di tranquillità, mai una settimana uguale all’altra perché ogni ora e ogni settimana noi ci conquistiamo il diritto a restare dove siamo in un’eterna finale per la serie B. O vinciamo o moriamo come contro il Verona o il Padova, ma come una cosa sola (solo qui tifosi e squadra sanno essere una cosa sola).

Il Varese inizierà e vincere la semifinale dei playoff sabato contro la Sampdoria. Perché dobbiamo avere rispetto di quello che siamo e da dove veniamo (l’Eccellenza e Parabiago). Perché da noi le seconde linee non esistono e, se esistono, valgono più delle prime e ci hanno regalato le giornate migliori (da Luoni, Macchi, Osuji, Tripoli, Gambadori a Lepore e Camisa). Perché quei tre schiaffi e Terlizzi hanno già riacceso il fuoco e il cuore.

Andrea Confalonieri

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