Questa è la capitale del basket Va fuori ma è portata in trionfo

VARESE – Cala il sipario. E come accade dopo gli spettacoli più belli, il pubblico applaude. Applaude una squadra che in soli due giorni ha regalato tutte quelle emozioni che non ha saputo regalare in un anno intero. Applaude dei ragazzi che hanno avuto la capacità di far sognare, anche solo per un paio di sere, che i miracoli esistono e che provarci non costa nulla. Applaude dodici giocatori e tre allenatori che da questa mattina fanno parte della storia: alcuni di loro resteranno qui anche per l’anno prossimo, altri saluteranno, ma per una stagione hanno portato la maglia di Varese e l’hanno fatto quasi sempre con onore.

La Cimberio saluta il campionato senza avere nulla da rimproverarsi e saluta la sua gente meravigliosa: gente che ieri ha saputo creare un’atmosfera d’altri tempi con una curva encomiabile capace di trascinare tutto quanto il palazzo. Onore a tutti, tutti eroi. Ora si faranno i conti, si saprà il nome del nuovo allenatore (Recalcati lascia a testa altissima, ma lascia), si faranno i processi. No, non subito: solo quando le orecchie smetteranno di fischiare, solo quando il cuore tornerà a battere a velocità normale.

Come spartani alle Termopili: pochi contro tanti, deboli contro forti, spade contro cannoni. Però Varese ci vuole provare, spinta da forze misteriose e da un palazzetto con troppi buchi ma caldissimo (al solito: chi è rimasto a casa ha sbagliato).

Talts si sente ancora l’eroe di gara 3 e l’inizio è tutto suo: bomba e la Cimberio vola sul 10-4 (6’25” dalla prima sirena). Certo, di fronte c’è una squadra incazzata che non vuole rischiare di portare la serie alla quinta gara, quella della paura: Mc Calebb non lo tiene proprio nessuno, ed lui a guidare i suoi (10-10 a 5’10”). Goss, l’unico ancora non pervenuto in questi playoff, decide che è il momento di lasciare il segno e inventa canestri a tenere avanti Varese (15-14 a 3’18”). Varese fatica di bestia ma trova canestri (Diawara sale in cattedra), Siena riesce a segnare con troppa facilità: eppure la partita è in bilico, o quasi (28-33 a 6’30” dall’intervallo), fino a quando un Rannikko claudicante infila la bomba del 31-36.

Poi Siena va. Va spinta da un Andersen illegale, da un Lavrinovic immarcabile, da un Mc Calebb imprendibile. Va, macina gioco e non si ferma.
Dopo un minuto di terzo periodo i toscani sono 35-50: Varese prova quella difesa a zona che tanto aveva funzionato lunedì sera, ma il giochino stavolta non funziona. Dopo 5 minuti il punteggio dice 42-60, e la partita prende la strada della Toscana. Eppure a Masnago succede qualcosa di incredibile: a partita finita, la curva chiama “tutti in piedi” e la gente si alza, e la gente tifa, e la gente fa casino come ci fosse ancora qualcosa da giocare.

Emozioni vere, che fanno dimenticare le baruffe e le tensioni di un anno lungo e difficile. A 3’15” dalla fine gli Arditi salutano, uno a uno, tutti i giocatori. E, per una volta, ci alziamo a cantare con loro.

Francesco Caielli

a.confalonieri

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