Varese-Sampdoria profuma di A La favola di Lepore e Cenerentola

VARESE La giornata di passione finisce bene per i varesini: un gol all’inizio e un gol alla fine, due a zero alla ricchissima Sampdoria e tutti a casa»: saranno le parole che scriveremo domani come le scrisse trent’anni fa il povero Natale Cogliati dopo l’ultima sfida a Masnago con i blucerchiati. Stessa aria di pareggio che c’era allora, stesso stadio quasi stracolmo che farà la differenza, stesse premesse con una squadra strafavorita e l’altra strabattuta. Ma i fattori che faranno la differenza sono biancorossi.

Quelli che definiscono rincalzi, al Varese non lo sono mai stati: qui tutti si aiutano o perdi sempre, seconde linee sempre in prima linea a farti vincere sussurrando un consiglio, lanciando una borraccia, correndo sotto la curva. Camisa, Lepore e Moreau faranno una grandissima partita perché sono il Varese nel modo più totale ed estremista che esiste. Perché erano in campo in Seconda Divisione quando fummo promossi con un gol di Bernardini al 94′ in Alto Adige e ora sono ancora qui, a giocare la stessa partita di quattro anni fa, morendo per una maglia che per loro è sempre stata ed è ancora un sogno da bambini.

Ieri sono stati gli ultimi a uscire dal campo e oggi saranno i primi: Checco calciava e infilava punizioni, Camisa correva insieme al professor Panzarasa, Moreau raccoglieva palloni come un raccattapalle. Umili, veri, forti, vincenti, orgogliosi.Per non parlare degli altri: li chiamano rincalzi ma per noi sono i titolari e i custodi del passato e del futuro

del Varese. Daniele Corti è l’ultimo ma formidabile filo d’acciaio che lega questa squadra all’anima più vincente della scalata: Buzzegoli. Se c’è una strada su un milione che conduce in serie A, Corti può scoprirla. Lui e De Luca: se esiste un tiro da cui dipende la vita del Varese, può tirarlo e segnarlo solo la Zanzara.

Torna il soldato Nadarevic: nei playoff dovremo scappare dalle bombe come faceva lui da ragazzo e come continua a fare sul campo. Senza Nada, non vai in battaglia. Poi Martinetti, il più sottovalutato ma il più completo (visione, tiro, corsa, gol). O Plasmati, che si butta nel fuoco se glielo chiedi, e Momenté: sarebbe titolare da dieci-dodici gol in qualunque squadra di B. E infine Pettinari: l’unico e il solo a cui questa squadra dovrebbe dedicare un traguardo ben più grande dei playoff.

Non cantiamo vittoria per essere arrivati fin qui, non stappiamo bottiglie, non ci esaltiamo. Si alza la testa dopo il traguardo, se lo fai prima non sarai mai il migliore. Questo Varese ha le stimmate, il destino, l’incoscienza, il silenzio, il cuore e i talenti per esserlo.
Un’impresa superiore a quella compiuta dal Varese di Sogliano e Sannino? Conquistiamo la finale e ne riparliamo.

Andrea Confalonieri

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