«Ho vissuto il terremoto Ed è peggio della guerra»

VARESE «È stato peggio della guerra, perché quando c’è la guerra sai che arrivano le bombe e ti prepari a scappare. Il terremoto invece è un evento inaspettato e terribile». Toccante la testimonianza di Mariuccia Battaini, varesina che si è trasferita a Carpi nel 1969 e che da giovedì scorso è ospite – insieme al marito Giuseppe Mascetti – della sorella Claudia e dall’amica Luigia Cavalli al Sacro Monte. «Mi tremano ancora le gambe, come se quella scossa non fosse mai finita – racconta la signora – Il calvario è iniziato il 20 maggio. Quel giorno io e mio marito eravamo a casa e abbiamo sentito il palazzo tremare. Abitiamo al quarto piano, quindi potete immaginane le scosse. Tutti i libri della libreria sono caduti a terra». Mariuccia ha pensato come mettersi in salvo, se prendere l’ascensore o chiedere aiuto a qualcuno per scendere le scale. I due coniugi non riescono a muoversi con agilità. «Alla fine siamo saliti in ascensore pur sapendo che era rischioso, ma non potevamo perdere altro tempo» dice Mariuccia.Quindi sono andati a trovare rifugio dalle figlie, che abitano poco lontano, in una villetta bifamiliare e antisismica.«Ci siamo accampati in giardino – continua la donna – Siamo stati lì una settimana, dormivamo in casa, ma con il terrore che le pareti ci crollassero addosso. Stavamo seduti vicino alla siepe e ogni tanto la sentivamo muovere. Tutto fino a martedì scorso. Quel giorno aspettavamo la visita di un medico e siamo tornati nel nostro appartamento. Eravamo rientrati

da poco, quando la terra ha iniziato a oscillare ancora, peggio della prima volta. Il terremoto sembrava averci aspettato. Ho iniziato a chiamare aiuto. Alcuni vicini ci hanno accompagnato giù dalle scale. In quel momento abbiamo capito che non era finita e che la normalità non sarebbe tornata in fretta. Tanto più che si prevedono altre scosse». Quella stessa mattina, la figlia, che è insegnante alle scuole elementari, si trovava in aula. «Mi ha detto che hanno fatto mettere tutti i bimbi sotto i banchi. Poi si sono riversati in strada. Noi siamo tornati alla villetta bifamiliare. A poco a poco, nel giardino, hanno cominciato ad arrivare camper e tende di amici e parenti. La scossa era stata talmente devastante che nessuno si fidava più a rimanere a casa».Quello che ha colpito Mariuccia è stato il silenzio che si respirava a Carpi dopo le scosse di martedì. «Sembrava di stare in una città fantasma, tutte le case del centro storico erano chiuse. La gente era scappata nella periferia, montando tende e portando i camper nei posti sicuri. Si sentiva nell’aria il panico e io l’ho ancora addosso». Mariuccia e il marito non potevano rimanere accampati nel giardino. «Ho chiamato mia sorella Claudia che vive al Sacro Monte e l’ho raggiunta. Per comodità stiamo a casa dell’amica Luigia che ha una stanza libera. Qui stiamo bene. I residenti ci circondano di attenzioni. Ma nel cuore abbiamo davvero paura di non tornare più a casa nostra, dai nostri affetti e dai nipoti».

s.bartolini

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