VARESE Ormai è ufficiale. Se i due candidati “non bossiani” Leonardo Tarantino e Donato Castiglioni non si ritireranno, nessun supporto da parte dei colonnelli. Anche in Padania, insomma, si combatte all’italiana, ovvero “armiamoci e partite”.
Da ieri i concorrenti alla carica di segretario provinciale sono tre. Che lo rimangano fino a domenica, non è detto. Infatti, già da ieri sera è partito un fortissimo pressing per costringere Tarantino e Castiglioni a ritirarsi.
Perché andare contro il volere del capo rappresenterebbe una bestemmia. E la dimostrazione è arrivata dai loro (ex?) supporter ai vertici. Il senatore Fabio Rizzi, al quale Castiglioni dovrebbe essere vicino, l’ha “sconfessato”. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha detto che «si fa quello che dice Bossi». Il segretario nazionale della Lega Lombarda Giancarlo Giorgetti non parla spesso con i giornalisti, quindi non si è posto il problema delle sue dichiarazioni.
Al momento, quindi, a livello di vertici la strada per il sindaco di Cadrezzate Maurilio Canton è spianata. Peccato che i suoi concorrenti non si ritirano. Forse anche perché le dichiarazioni dei colonnelli vengono viste come di “circostanza”. Se Tarantino è effettivamente espressione della base e ha avuto solo inizialmente un timido appoggio di Giorgetti, Castiglioni, che tra l’altro può vantare un rapporto diretto con la moglie di Bossi Manuela Marrone in quanto rappresentante dei genitori della Scuola Bosina, andrebbe a genio anche a Maroni.
Tanto che la sezione di Varese, che doveva essere inizialmente schierata con Tarantino, sembra si sia spostata quasi in toto (tolti due o tre reguzzoniani presenti tra i delegati) con Castiglioni.
Insomma, la base maroniana appare divisa.
Fino a ieri, si sussurrava nel partito, sembrava che Maroni volesse il ritiro di Tarantino per far convergere tutte le forze a favore di Castiglioni. E Giorgetti, invece, vedesse di buon occhio l’incoronazione di Tarantino, puntando quindi al ritiro di Castiglioni.
Poi le carte di sono mescolate. E tutto rimane ufficioso.
Un fatto che viene interpretato come un possibile gioco da parte dei colonnelli per lasciare che i due maroniani si mangino i voti a vicenda, e spianare così la strada a Canton.
Frutto forse di un accordo non ufficiale con Umberto Bossi. Perché se nelle altre province della Lombardia hanno vinto candidati lontani dal cerchio magico, il risultato non deve replicarsi a Varese. Perché avrebbe un effetto devastante per l’immagine di Bossi e la tenuta del Carroccio.
Certo, a questo punto, lo scollamento tra base leghisti e vertici romani è sempre più eclatante. E il dato certo è che da questo congresso verranno fuori tutti i malumori che da tempo serpeggiano nella Lega.
L’Umberto, intanto, ha ancora speso parole a favore di Canton, persino da Roma. Ai giornalisti che gli chiedevano dei possibili problemi tra lui e Maroni, rispondeva: «Il problema è risolto: io e Maroni siamo d’accordo. Scelgo Canton: è bravo». E poi, chiaramente, la colpa ai giornalisti: «Io e Maroni siamo amici da troppi anni, si dovrebbero denunciare i giornalisti».
Marco Tavazzi
s.bartolini
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