Sereni e felici, rimpianti da perdentiIl sogno Gabionetta

Quando il Rodengo raggiunge il pareggio e pensa di sentire l’odore del cadavere biancorosso, il Varese mostra le stimmate dello squadrone. Mancano venticinque minuti e invece di gettare palloni in tribuna portando a casa un punto grande e grosso come una vittoria, come accadde a Ivrea, trasforma quello spicchio di gara in una finale, in un assordante monologo come se recitasse a memoria lo spartito del grande direttore d’orchestra. Ferocia e spirito vincente sgorgano naturali come acqua di fonte, così rivediamo la squadra che ha strapazzato il Mezzocorona tre mesi fa a Masnago. Meno bella, più devastante. Fermato prima sul palo e poi sulla traversa, il colpo del ko viene comunque sferrato. La paura negli occhi dei giocatori e del pubblico bresciano è quella di chi ha visto la morte in faccia, mentre il Varese non ha mai avuto paura di vincere. Nessun altro può permettersi di inserire a sorpresa Tripoli, Grossi o Andreini dall’inizio o prima della fine, sapendo che possono farti vincere da un momento all’altro. Nessuno ha un giocatore come Milanese che, quando si muove, va a colpo sicuro: qualunque cosa faccia, può nascere la vittoria. Nessuno

ha un allenatore che si presenta in giacchetta sotto la neve, senza nemmeno il berrettino, perché contiene un fuoco che brucia e contagia chiunque gli si avvicini.I duecento eroici tifosi con i loro ombrelli e berrettini biancorossi sotto la neve alla fine non sentono nemmeno il freddo, battuto dall’orgoglio per una squadra matura che ha l’istinto di capire quando può vincere. Dove passa il Varese, lascia il segno e la rabbia finale dei locali, dopo quella di Olbia, è un segnale che accompagna i forti. Non deve esistere nemmeno per sogno un velo di recriminazione, delusione o rammarico: restiamo umili, concreti, realisti e varesini fino in fondo, lasciando la tentazione di volere tutto e subito, ottenendo niente, a Como e Alessandria. Guardiamo quella gente felice sotto la neve e la classifica restando leggeri, sereni, compiuti e continuando a chiederci: «Ma è tutto vero?».Oggi si chiude il mercato e se dovessimo esprimere un sogno, uno solo da consegnare a Luca Sogliano, sarebbe questo: lascia agli altri i finti fenomeni e riportaci quello vero, Gabionetta. Perché lui non se ne è mai andato veramente da qui, ed è ora di ricondurlo a casa.

m.lualdi

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