Cinquemila varesini ogni volta allo stadio con punte di sei, sette od ottomila (Novara, Torino, Atalanta) dovrebbero smuovere i mari e i monti, invece sembrano parlare al vento. Nei programmi dei dieci candidati sindaco, al di là di riferimenti superficiali od obbligati, il fenomeno sociale della serie B è inesistente. Quattrocento ragazzi che gravitano tra scuola calcio e vivaio, vera linfa dell’identità e futuro della città, restano senza un campo d’allenamento, così come il sogno della A, e nessuno propone una soluzione (pensano ai marciapiedi, ma il cammino della vita nasce sul campo). Basterebbe seguire l’onda, che è sempre quella vincente quando è cavalcata da famiglie e giovani come accade a Masnago. Basterebbe capire che da un anno, dopo la finale contro la Cremonese, allo stadio non è rinato il Varese ma l’orgoglio collettivo varesino. E invece ci tocca leggere, nelle risposte di chi si candida a primo cittadino, che la squadra del cuore per tizio è «l’Inter e il Varese», per caio è «Milan e Varese» e per sempronio «Juve e Varese». Vadano a fare il
sindaco a Milano o Torino: qui la bandiera è biancorossa. Lo esige un elementare e dovuto senso d’appartenenza, soprattutto per chi si propone di incarnarlo e difenderlo. Potremmo allungare all’infinito questa fiera dell’insensibilità o della superficialità, visto che ci è anche toccato sentire che la soluzione per uno stadio da A sarebbe l’installazione di una tribunetta smontabile da 1.000 posti sulla pista d’atletica. Mille posti per i 10.000 juventini, interisti e milanisti o i 5.000 romanisti e napoletani: sembra di essere nel film «L’allenatore nel pallone», purtroppo è la realtà. La A sarebbe un’occasione e una vetrina irripetibile, roba da costruire (o lasciar costruire) dieci stadi nuovi e cento campi per tutti, invece è un’ombra già avvertita come un peso, un’ossessione o, peggio, affrontata con soluzioni tampone. Ma un progetto serio per la cosa più grande che potrebbe unire capoluogo e provincia negli ultimi 36 anni vogliamo elaborarlo? Il Varese non è di Sogliano, Rosati, Sannino o dei 6000 che vanno a vederlo ma di tutti: perché sopportarlo invece di farlo sentire davvero a casa, nostro ma anche vostro?
Andrea Confalonieri
f.iagrossi
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