Blitz nel Senatùr a Gallarate “Qui vince il Carroccio”

GALLARATE «Ero sceso a prendere le bandiere, sono risalito e lui era qui». Parola di un militante leghista, impegnato ieri pomeriggio al Lega Point di corso Italia. Lui è Umberto Bossi, protagonista di una visita a sorpresa a Gallarate.Così a sorpresa che Giovanna Bianchi, candidato sindaco del Carroccio, diretta a Milano è stata costretta ad un’inversione ad U. Mentre il segretario Giorgio Caielli è arrivato giusto in tempo per una foto con il Senatùr. Del resto, «questo è il bello della Lega, questa è l’attenzione per il territorio», per dirla con le parole di Bianchi. Il ministro per le Riforme istituzionali è comparso in corso Italia quando erano da poco passate le 15. Una visita alla sede elettorale del movimento, anche per controllare tutti i manifesti preparati dai militanti, quindi un caffè in un bar di largo Camussi. O meglio, una Coca-Cola, diventata, insieme al sigaro, il marchio di fabbrica dell’Umberto. «Sì, ma ditegli che nei locali pubblici non si può fumare», la lamentela di una ragazza, subito soddisfatta dal Senatùr che ha appoggiato il sigaro all’esterno. Tra un sorso e l’altro, si è poi intrattenuto con i clienti del bar, tra un ricordo di gioventù e un flash sulla politica nazionale.«Ho fatto la mozione sulla Libia per mettere dei paletti», ha raccontato, «altrimenti qua si buttano via un sacco di miliardi». Un documento che sarà votato oggi e

che rischia di mettere a repentaglio la tenuta dell’esecutivo. Non secondo Bossi, però, convinto che «Berlusconi non è scemo, non voterà per far cadere il governo». Ma se il leader del Carroccio si è fermato a Gallarate, mentre da Gemonio scendeva a Milano, è stato per annusare l’aria in vista delle prossime amministrative. Non a caso al suo fianco, per tutta la visita, è rimasta Giovanna Bianchi. Con lei Bossi ha incontrato tanti gallaratesi che hanno voluto stringergli la mano. «Io ancora non posso votare», spiegava una ragazzina di 16 anni, «però ho convinto mio padre». Mentre una signora ha voluto presentare al Senatùr il proprio figlio 14enne, che «segue la Lega da quando l’avevo nella pancia». Tra i tanti interessati anche Bossir, immigrato di origine cingalese, ora cittadino italiano, che ha voluto una foto con il quasi omonimo ministro. «Il Carroccio dice che chi segue le leggi va bene e io sono qui per lavorare», ha spiegato.«A Gallarate si vince», ha concluso Bossi, «questa è la città dei miei genitori». Una città dalla quale i padani vogliono cacciare le «mafie». Il Senatùr ha rivendicato il manifesto che tante polemiche ha suscitato ed ha attaccato direttamente il Popolo della Libertà: «Come si fa a mettere un candidato con il mio nome (Massimo Bossi, ndr) per creare confusione tra gli elettori? Guardate che la gente non è mica scema».Riccardo Saporiti

e.romano

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