Nonnini e donne di mezza età Eccoli i nuovi malati d’azzardo

Nonnini e donne di mezza età 
Eccoli i nuovi malati d’azzardo

Sono in aumento nell’ultimo anno i giocatori d’azzardo patologico tra le donne e i pensionati. A dirlo sono i medici di medicina generale varesini che, sempre più spesso, si trovano di fronte a famiglie straziate e piegate dai debiti di gioco di un parente stretto.

Per la maggior parte delle persone il gioco è un’attività piacevole e senza conseguenze. In alcuni soggetti però (dall’1 al 3% della popolazione, secondo gli ultimi studi) la passione per il gioco può trasformarsi in una malattia, con tutte le caratteristiche di una dipendenza, con danni a livello psicologico, familiare, relazionale, economico e professionale. Sempre più donne, nell’ultimo periodo, diventano schiave dell’azzardo e accusano disturbi comportamentali.

«Tra i miei pazienti, sono in crescita le donne che manifestano disturbi comportamentali legati all’azzardo compulsivo – commenta , medico di medicina generale – Normalmente, non sono loro a segnalarmi il problema, ma i parenti: per il giocatore d’azzardo patologico il problema non esiste. Agganciare il paziente, nel mio caso le pazienti, diventa difficile». La dottoressa Ciani, però, racconta che la dipendenza tra le sue pazienti non è legata solo al gioco d’azzardo ma si estende anche all’uso di internet.

«Ho due pazienti, due donne in età di menopausa, che passano notte e giorno davanti a Facebook. Una delle due in particolare ci passa l’intera notte perché soffre di insonnia, forse causata dalla smania di stare davanti al pc».

Normalmente, secondo l’analisi della dottoressa, queste persone nel tempo compromettono i rapporti familiari. «Quando i parenti mi segnalano il problema, io suggerisco loro di stare vicino al familiare, e poi consiglio di appoggiarsi a uno psichiatra. Non appena, però, sentono la parola psichiatra si crea subito un po’ di timore e scetticismo e anche i parenti, a questo punto, fanno dietrofront».

Questo perché, come sottolinea la dottoressa Rita Triacca (medico di medicina generale), «c’è ancora poca consapevolezza del problema, e i parenti tendono a negare questo tipo di dipendenza da parte di un familiare».

Secondo Triacca, «quando si inizierà a rendersi conto della sua gravità, sarà tardi». I soggetti che cadono in questo circolo vizioso sono detti “cercatori di sensazioni”, persone con una soglia della percezione dell’emozione più alta rispetto agli altri.

A questa si legano una certa vulnerabilità, il desiderio di evasione dalla quotidianità che finiscono per far cadere la persona nella spirale del gioco compulsivo, e quindi non più controllabile. «Un mio paziente – racconta , medico di Varese – in pausa pranzo andava direttamente nel solito bar e si piazzava davanti alla stessa macchinetta che lui riteneva sua e si era convinto che prima o poi l’avrebbe in qualche modo ripagato. Dopo mesi di opera di convincimento, ha iniziato un percorso di cura attraverso il consultorio».

Il dottor , invece, denuncia il problema tra i pensionati. «Sono numerosi i giocatori d’azzardo patologico che hanno un’età che va dai 50 ai 70 anni: la maggior parte di loro ha un’età matura ed è pensionato. Ogni medico di famiglia, oggi, ha qualche paziente con questo problema».

Varese

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