Da Baghdad agli Usa: esuli dell’heavy metal accolti da Metallica


New York, 3 feb. (Apcom)
– Il “miracolo dell’heavy metal”. Così
il New York Times ha battezzato la storia di quattro ragazzi
iracheni che per rincorrere il sogno di suonare la loro musica
preferita hanno abbandonato la loro terra, l’Iraq, e domenica
sono stati accolti dai loro eroi, i Metallica. Il benvenuto in
America non avrebbe potuto essere migliore.

Per gli Acrassicauda essere un gruppo metal a Baghdad in tempo
di guerra era stato un vero inferno. La loro sala prove era stata
rasa al suolo dai bombardamenti. I membri erano stati tacciati
come adoratori di Satana e avevano ricevuto minacce di morte per
aver abbracciato la musica occidentale. Poi avevano vagabondato
per due anni come rifugiati in Siria e Turchia in attesa di poter
suonare in una terra libera. E domenica sera, due giorni dopo
l’arrivo negli Stati Uniti degli ultimi due componenti, gli
Acrassicauda hanno assaporato ciò che ogni fan del metal avrebbe
definito paradiso: essere nel backstage con i Metallica al
Prudential Center di Newark, in New Jersey, nell’ultima data in
casa della band californiana prima della tournèe europea. Forse
non sarebbe stato neanche necessario che il cantante James
Hetfield li sorprendesse dopo il concerto regalando loro una
delle sue chitarre, una ESP nera, autografandola con la scritta
“Welcome to America”. “Questa è per mantenere la fede”, ha detto
Hetfield. “Scrivete dei bei riff”, ha aggiunto il cantante.
La fedeltà al rock’n’roll degli Acrassicauda (il nome di uno
scorpione nero molto diffuso nei deserti iracheni) era già stata
comprovata in un documentario, “Heavy metal in Baghdad”, nel
2007. Il film, sponsorizzato dall rivista Vice di Brooklyn,
faceva un ritratto dei membri del gruppo come ordinari quanto
tenaci amanti del rock in un mondo ostile.

Vice era stato il primo paladino della causa degli Acrassicauda e aiutò i giovani musicisti, che avevano ricevuto minacce dall’Iraq anche mentre erano in Siria, a trasferirsi in Canada e Germania. Oggi il governo degli Stati Uniti ha concesso loro lo status di rifugiati e il Comitato di soccorso internazionale li ha sistemati in un modesto appartamento di una sola stanza in New Jersey, dove non ci sono poster dei Metallica o degli

Slayer sui muri ma una pila di chitarre in un angolo. “Questo è più di quanto avremmo mai potuto aspettarci o sognare”, ha detto il bassista Firas AlLateef, 27 anni, arrivato quattro mesi fa e ancora incredulo all’idea di essere stato nel backstage di uno dei gruppi simbolo del metal. Per i membri della band il concerto dei Metallica è stato il secondo a cui abbiano mai partecipato, dopo quello dei Testament, in Turchia.

Oltre al bassista AlLateef fanno parte del gruppo il cantante e
chitarrista Faisal Talal, il batterista e ultimo arrivato Marwan
Riyadh, e un secondo chitarrista che non ha potuto prendere parte
alla serata, Tony Aziz. Ora l’unica cosa che sembra disturbare i
quattro musicisti è l’eccessiva eco mediatica che viene data al
loro stato di rifugiati. “Voglio essere un musicista. Voglio
realizzare un album. Ma c’è tutta questa pressione dei media. Si
interessano perchè sono un musicista o perchè pensano che la mia
storia sia interessante?”, si è chiesto preoccupato Riyadh. Ma
l’interesse dei Metallica sembra un buon punto di partenza.

Prima del concerto i tre Acrassicauda hanno ricevuto tutta
l’attenzione dei loro eroi. I quattro componenti dei Metallica si
sono presentati a uno a uno. “Voi rappresentate la passione che
nasce suonando questa musica” , ha affermato il chitarrista Kirk
Hammet.

Una volta a casa, poco dopo mezzanotte, Talal è andato dritto
verso l’amplificatore per collegare la chitarra appena ricevuta
da Hetfield. A basso volume, ha cominciato a suonare i riff dei
Metallica. “Wow”, ha esclamato raggiante. La cena può aspettare.

Cep

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