Roma, 3 feb. (Apcom) – Il Senato ha approvato il ddl di ratifica
del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia
e Libia, firmato a Bengasi il 30 agosto 2008. Sui 267 presenti,
ci sono stati 232 voti favorevoli, 22 contrari e 12 astenuti. Il
testo del Trattato diventa ora legge: il testo è lo stesso già
ratificato da Montecitorio.
Alla ratifica del trattato di cooperazione con la Libia, siglato
il 30 agosto scorso, hanno espresso voto contrario i senatori
dell’Italia dei Valori, l’Udc e i Radicali eletti nelle liste del
Pd Donatella Poretti e Marco Perduca. Per l’Idv ha parlato
Stefano Pedica secondo il quale “per molti aspetti il trattato è
un accordo unilaterale” mentre Perduca ha tuonato: “Gheddafi non
ha mai mantenuto una promessa, non possiamo affidare a lui la
politica dell’immigrazione”. Il Pd ha votato a favore, insistendo
sulla necessità di ottenere da Tripoli garanzie per il rispetto
dei diritti umani. E’ stato Nicola Latorre a motivare la scelta
del Partito democratico: “Un rinvio oggi suonerebbe come
un’incomprensibile atto di ostilità nei confronti di quel paese”.
L’accordo prevede che l’Italia realizzi in Libia infrastrutture di base per un importo di 250 milioni di dollari americani all’anno per venti anni e pattugli i confini terrestri della Libia per contrastare terrorismo e immigrazione clandestina, mentre la Libia si impegna a concedere visti di ingresso ai cittadini espulsi in passato. Con il trattato si chiude definitivamente “il capitolo del passato” per il quale
l’Italia ha espresso il proprio “rammarico per le sofferenze arrecate al popolo libico a seguito della colonizzazione italiana”. Italia e Libia si impegnano a non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica della controparte e si impegnano, nel rispetto dei princìpi della legalità internazionale, a non usare né concedere l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile nei confronti della controparte.
In particolare la Libia si impegna ad abrogare tutti i
provvedimenti che impongono vincoli o limiti alle sole imprese
italiane operanti in Libia; a concedere visti di ingesso ai
cittadini italiani espulsi nel 1970; a sciogliere l’Azienda
libico-italiana, che, pur essendo stata originariamente concepita
con finalità opposte, finora si è rivelata un ostacolo allo
sviluppo della presenza economica italiana in Libia (le nostre
aziende sono state costrette a versare contributi obbligatori
all’Ali pari fino al 5 per cento del valore dei contratti
acquisiti, con una discriminazione a danno delle stesse aziende
rispetto alla concorrenza). Il Trattato prevede meccanismi di
consultazioni politica, con riunioni annuali a livello di Capi di
Governo, definite ‘Comitato di partenariato’, e di Ministri degli
affari esteri, definite ‘Comitato dei seguiti’.
L’intesa costerà circa 214 milioni di euro per il 2009, 254
milioni circa per il 2010, oltre 250 milioni per il 2011 e oltre
181 milioni a decorrere dal 2012. A tali oneri si provvede
tramite l’utilizzo delle maggiori entrate derivanti
dall’addizionale Ires che pagherà l’Eni. Una tassa che è già
stata definita ‘Gheddafi tax’ anche se nei giorni scorsi l’Eni ha
assicurato che “non peserà sui consumatori”. Infine il 30 agosto
diventa la ‘Giornata dell’amicizia italo-libica’. I libici si
sono impegnati a non celebrare più, il 7 ottobre, la cosiddetta
‘Giornata della vendetta’, che ricordava l’espulsione degli
italiani dalla Libia nel 1970.
Cep
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