Berlusconi al Corriere del Ticino «Mai più al governo dell’Italia»

TICINO – «Fin dall’inizio abbiamo sostenuto Monti con il nostro voto, lo stiamo facendo e lo continueremo a fare con lealtà e senso di responsabilità, per l’interesse superiore dell’Italia»: con queste parole l’ex premier Silvio Berlusconi inizia una lunga intervista esclusiva a Marcello Foa, pubblicata oggi dal “Corriere del Ticino”. Politica, caso Mills e futuro. Il numero uno del Pdl affronta con il quotidiano ticinese le problematiche nazionali a tutto campo e non manca di togliersi qualche sassolino: «Il Governo dei tecnici è sostenuto quasi dall’intero Parlamento, e solo questo largo appoggio può consentirci di fare quelle riforme che una sola parte politica non può fare con i suoi soli voti».Riforma dell’architettura istituzionale dello Stato, che riguarda il Parlamento, il numero dei deputati, il Senato delle Regioni, la Corte costituzionale, i poteri del premier e del Consiglio dei ministri, fino all’introduzione di una nuova legge elettorale e alla riforma della giustizia. «I bilanci – prosegue Berlusconi al Corriere del Ticino – si fanno sempre alla fine. Ma tutti vedono che vi è una sostanziale continuità tra il programma di

Monti e quello del Governo da me presieduto».L’ex numero uno del Governo entra poi nel merito dell’alleanza con il Carroccio, sfumata «perché noi abbiamo deciso di sostenere il Governo Monti anche a costo di pagare un prezzo momentaneo; la Lega, invece, vuole dimostrare la sua identità e ha una posizione diversa dalla nostra sul governo dei tecnici. Ma non parlerei di rottura: continuiamo a governare insieme molte amministrazioni locali». E «per il futuro mi auguro che si possa continuare ad avere una solida e leale collaborazione a tutti i livelli come è sempre stato».Per quanto riguarda il futuro: «Sarebbe ora che i politici che siedono in Parlamento da trent’anni, se davvero credono in ciò che dicono sui giovani e sulla necessità di innovare, facessero un passo indietro. Se qualcuno nel Pdl non crede in questo cambiamento, dovrà ricredersi». Lui, l’ex premier, assicura d’averlo fatto: «Continuerò a fare politica, ma in modo diverso dal passato. Non mi candiderò più alla guida del Governo, ma come presidente del primo partito italiano in Parlamento agirò da “padre fondatore”, darò consigli alle nuove leve».

s.bartolini

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