Bettole, la verità di Guido Borghi «Non speculiamo, piste riaperte»

VARESE «La Varesina riapre le piste: da oggi i cavalli possono allenarsi all’ippodromo e lo potranno fare per cinque giorni la settimana, per quattro ore al giorno. Almeno fino all’incontro promosso dall’Unire con allenatori e proprietari, che non dovrebbe tardare». Comincia con questa notizia il nostro incontro con Guido Borghi, patron della Società Varesina Incremento Corse Cavalli che mostra così un’apertura nei confronti degli allenatori di galoppo, sul piede di guerra da oltre un mese per la chiusura delle scuderie Olona e delle piste.

Presidente Borghi perché è necessario rinunciare alle storiche scuderie?
Per ridurre i costi. Le Bettole sono un patrimonio per la città e per l’ippica italiana. Il nostro ippodromo è, con Cesena, una delle realtà più significative del panorama nazionale e maggiormente radicate a livello locale. Le corse richiamano un pubblico maggiore rispetto a quello che di San Siro. Per non rischiare di chiudere dobbiamo risparmiare e per farlo non possiamo più permetterci due centri di allenamento.

Perché?L’anno scorso abbiamo tenuto aperta la nostra pista per 365 giorni ma, ora, non abbiamo più la forza per farlo: i contributi economici che riceviamo arrivano solo per l’attività agonistica dell’ippodromo e non per quella relativa agli allenamenti. Per andare avanti, la società deve operare tagli anche

sui compensi del personale e, a maggior ragione, non può più permettersi il lusso di avere due centri di allenamento. Quello di Caravate è più che sufficiente, visto che è all’avanguardia. Chi non riesce ad accettare questo discorso mette in pericolo la sopravvivenza dell’ippodromo e dell’ippica a Varese.

L’intervista completa sul giornale di giovedì 1° marzo.

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