VARESE Luana Aimar lavora alla merceria Carmela di viale Borri tra maglie, calze e merletti. Ma nel fine settimana prende corde, mute, scarponi e strumenti da arrampicata e scende in grotta con il compagno Antonio Premazzi.
I due, insieme ad altri 12 speleologi tra cui il varesino Franco Malacrida, l’11 febbraio scorso sono stati protagonisti di un’impresa che entrerà nei libri di storia. Sono riusciti a congiungere due grotte molto estese in Pian del Tivano – si tratta del complesso Fornitori-Stoppani e del Tacchi-Zelbio-Bianchen – aprendo un percorso sotterraneo di cunicoli e labirinti di 58 chilometri, il più lungo di Italia.
«Le due grotte distavano appena una quindicina di metri, ma il passaggio fisico era impossibile a causa di una massiccia frana – racconta Luana – Una squadra di 8 persone è entrata nel complesso Tacchi-Zelbio-Bianchen e, superando anche un sifone semiallagato, ha raggiunto un lato della frana, in corrispondenza di un grande salone chiamato Sala della Trincea. L’altra squadra, di 6 persone, è invece entrata nel complesso Fornitori-Stoppani
e ha raggiunto l’altro lato della frana con un percorso di oltre cinque ore dall’ingresso. All’orario concordato, le 17 del pomeriggio, le due squadre hanno azionato gli Arva, che immediatamente si sono “sentiti”. Abbiamo così cominciato a rimuovere massi e in breve siamo stati in grado di sentire reciprocamente le nostre martellate, quindi anche le nostre voci. Ma solo urlando fortissimo! Siamo usciti tutti con il mal di gola».
Lentamente i 14 speleologi – tutti facenti capo al progetto InGrigna che ha l’obiettivo di portare avanti l’esplorazione, lo studio e la documentazione delle grotte del triangolo Lariano della Grigna – hanno aperto un varco nella frana, lungo almeno 10 metri.
«Abbiamo cominciato uno scavo frenetico e pericoloso al tempo stesso: la frana faceva davvero paura – racconta la giovane ancora emozionata – I massi erano in equilibrio precario, ma i rumori di quelli sopra ci spronavano a osare sempre di più. Con qualsiasi mezzo e a qualsiasi prezzo, presi da un delirio e una esaltazione che non si possono descrivere, eravamo pronti ad aprirci un varco. Pioveva a dirotto, eravamo bagnati fin nelle mutande e il fango non mancava».
Il ricordo più forte risale al momento in cui i due gruppi si sono stretti le mani. «Verso le 19 io sono riuscita a toccare Daniele Bassani che faceva parte dell’altra squadra – continua Luana – Poco dopo il passaggio è stato definitivamente aperto. Antonio Premazzi è stato il primo a superarlo per intero e a sbucare nell’altra grotta, quindi subito dietro lui siamo passati anche noi».
A quel punto si può immaginare la gioia dell’impresa. «Abbiamo abbracciato i compagni, urlavamo con gli ultimi sprazzi di voce rimasti, scattavamo foto e ci raccontavamo a vicenda le vicissitudini vissute dalle due squadre. A noi, tutto questo sembrava far già parte di un sogno».
Adriana Morlacchi
e.marletta
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