Roma, 8 mag. (TMNews) – Il governo britannico non bloccherà alcun referendum sull’indipendenza della Scozia: lo ha dichiarato il Sottosegretario per gli affari scozzesi, Michael Moore, che ha escluso ogni ricorso costituzionale in materia e sottolineato che la decisione su ogni vincolo legato al quorum è di competenza dell’elettorato scozzese.
L’ipotesi di un referendum che revochi l’Act of Union del 1707 è più che probabile, dopo che giovedì lo Scottish National Party (Snp) ha conquistato una vittoria storica nelle elezioni al Parlamento scozzese, ottenendo per la prima volta la maggioranza assoluta dei seggi.
Come riporta il sito della Bbc, l’Snp – che già guidava un
governo regionale di minoranza – ha ottenuto 69 deputati su 129
contro i 37 del Labour – peggior risultato degli ultimi
ottant’anni – i 15 dei Conservatori e i cinque dei
Liberal-Democratici, considerati grandi perdenti dello scrutinio
(e non solo in Scozia).
L’Snp ha quindi una maggioranza sufficiente per chiedere lo
svolgimento di un referendum sull’indipendenza: non a caso il
premier conservatore David Cameron si è complimentato con Salmond assicurando di voler “fare campagna per tenere insieme il Regno Unito”.
Secondo i nazionalisti scozzesi le risorse petrolifere
ed energetiche disponibili consentirebbero di finanziare la spesa pubblica assicurando un tenore di vita simile a quello di altri Paesi nordici quali Svezia o Norvegia; solo la metà delle riserve stimate di greggio del Mare del Nord – sul quale la Scozia per convenzione internazionale ha la giurisdizione al di sopra del 55esimo parallelo – sarebbe infatti stata estratta e il rimanente potrebbe sostenere una popolazione di circa 5 milioni di persone.
Un rapporto del governo britannico risalente al 1975 e che
giungeva alle stesse conclusioni venne tenuto segreto per
trent’anni e diffuso solo grazie alla Legge sulla Pubblica
informazione del 2005; per gli unionisti invece non ci sarebbero
abbastanza soldi, il deficit si aggirerebbe far i sei e gli
undici miliardi di sterline e la Scozia sarebbe costretta a
imporre tasse pesanti che allontanerebbero gli investimenti
esteri.
Da notare che da un punto di vista culturale e politico cambierebbe sostanzialmente poco: la Scozia ha sempre
conservato i propri sistemi giuridici e di istruzione, nonché la
religione presbiteriana; inoltre, come accade per altri Paesi del Commonwealth, il monarca britannico rimarrebbe comunque Capo
dello Stato (e della Chiesa di Scozia).
Mgi
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