Da immobile pubblico abbandonato a spazio per giovani imprese creative. Questa è la proposta del consigliere comunale del Pd, Giampiero Infortuna, per la riqualifica dell’ex caserma Garibaldi.
Infortuna prende spunto dal caso ferrarese dell’ex caserma dei Vigili del Fuoco che, dopo essere stata abbandonata e inutilizzata per anni, si è ripopolata e ha cambiato look diventando la prima “factory” della cultura e della creatività dell’Emilia Romagna. Il nuovo centro, incubatore di economie innovative e creative, si chiama Spazio Grisù (www.spaziogrisu.org) e ad oggi accoglie 18 giovani imprese.
«Creatività, produttività, condivisione e una forte attenzione ai temi della sostenibilità e del sociale – spiega Infortuna-: sono questi i principi che stanno alla base del progetto di riqualificazione dell’ex Caserma dei vigili del fuoco di Ferrara». Un immobile che per molti aspetti ricorda quello della Città Giardino, oggetto da anni di numerose proposte di riqualifica e, negli ultimi giorni, agli onori della cronaca locale dopo la decisione dell’amministrazione comunale di abbatterlo.
«L’ex caserma ferrarese copre uno spazio di circa 4.000 metri quadri ed è di proprietà della Provincia che, non riuscendo a vendere l’immobile, nell’agosto del 2012 ha deciso di concederla in comodato d’uso gratuito, per un minimo di cinque anni, all’associazione culturale no-profit “Grisù”, fondata da un gruppo di professionisti tra economisti, architetti, imprenditori ed esperti di comunicazione». Il gruppo di creativi ha così iniziato a organizzare mostre, convegni, corsi aperti alla città.
«Mentre da noi, Regione Lombardia, Provincia e Comune, tutti enti locali guidati dalla Lega, continuano con uno stucchevole rimpallo di responsabilità sul futuro della ex Caserma Garibaldi, fuori dalla macroregione ci sono amministrazioni che hanno il coraggio e la voglia di mettersi in gioco e di avviare un processo di collaborazione trasversale, cooperando allo sviluppo di un sistema che promuova e custodisca il lavoro di giovani imprenditori del settore». Il progetto di recupero dell’ex Caserma di Ferrara, ripreso da Infortuna, è così strutturato: l’associazione, l’impresa o il singolo professionista che, tramite bando di ammissione, basato su curriculum vitae, piano economico-finanziario, aspetti di innovazione dell’attività, accede alla gestione gratuita e temporanea del proprio spazio all’interno della struttura, sobbarcandosi però il costo del mantenimento dello stesso, sgravando così di tale onere l’amministrazione.
Se questo modello venisse applicato anche a Varese ciò implicherebbe, da una parte la gratuità dei lavori di conservazione dello stabile a vantaggio dell’ente comunale; dall’altra, la possibilità di una riqualificazione sotto il profilo culturale, urbano e sociale della città. «I nodi da sciogliere – conclude Infortuna – riguardano gli enti politici chiamati a intervenire: qual è la loro intenzione in merito al futuro dell’ex Caserma, a sette anni dal suo acquisto? È ancora nei piani dell’amministrazione, se mai lo fosse stata, la realizzazione del nuovo teatro? E infine, verificato e garantito lo stato di accessibilità e di sicurezza della struttura, è possibile prendere in considerazione la possibilità di un “modello Ferrara”?».
© riproduzione riservata













