Nelle precedenti 21 partite non avevamo mai visto una squadra conciata come il Varese di ieri che ha subito 3 gol, 2 traverse, 1 palo e 15 tiri romagnoli: c’è stata aria di mattanza dal primo secondo. Poteva finire 6-1. Ma c’è di peggio, cioè una “non squadra”: quando un giocatore sbagliava (vedi Ricci), non c’era un compagno pronto ad aiutarlo. Ovvio, l’unico
che poteva farlo era Corti, scandalosamente in panchina come Neto (umiliato con l’entrata sul 3-1, ma le bandiere si rispettano perché non sono uomini qualunque ma esempi che coinvolgono con il loro spirito gli altri). Sembrava che l’unico modo per finire la partita non fosse lottare, ma aspettare che scendesse la ghigliottina. Seconda volta che si rischia il massacro (l’altra, col Cittadella), sgangherati e bislacchi: con Sottili, mai successo.
Non sappiamo se Gautieri si rende conto che a Varese non siamo abituati a farci calpestare senza dignità, o a veder schierare formazioni imbarazzanti, tutte all’attacco senza difesa, vuote di spirito ma piene di contraddizioni. Ricci per Fiamozzi: perché? (Maccarone e Tavano a Empoli avevano già banchettato, ieri è toccato a D’Alessandro, assurdo farsi male così contro l’uomo più forte; e poi a fondo non ci vai con Ricci ma con Fiamozzi, vivaio e radici)? Corti e Neto fuori: perché? Zecchin ala anche se è l’unico regista: perché? Damonte regista anche se non lo è: perché? Poi i cambi, ritardati: Blasi e non Corti, stendiamo un velo pietoso come l’ha steso il Cesena sul Varese.
E veniamo alla società: loro con tre neo acquisti ci hanno polverizzato (Belingheri+Marilungo+ Gagliardini: 2 gol e 1 assist) ma noi ci siamo suicidati privandoci contemporaneamente della nostra anima cioè di Lazaar, Corti e Neto (quest’ultimi due sono, per caso, in punizione preventiva prima della partenza? A meno che non li si voglia preservare prima di rinnovargli il contratto…) prim’ancora di avere inserito in rosa, se esistono, tre sostituti all’altezza come uomini prima che giocatori.
In cielo, nuvoloni carichi di paura e rabbia: alla fine una trentina di tifosi contesta, dopo tempo immemorabile, due dirigenti (Milanese e Montemurro) placata dal coraggioso intervento di Laurenza, lo stadio invoca «Ne-to», «Ne-to» quando eravamo sotto di un gol mentre l’allenatore, con mossa geniale, aspetta di beccare il terzo per accontentarlo ( l’umiltà, Gautieri, l’umiltà), con la curva livida: «Tirate fuori i cosidetti». Un dolce morire a parte Zecchin, che nell’espulsione da frustrazione ha dimostrato comunque di tenerci, la corsa storta di Forte, che comunque è una corsa, o Pavoletti che, povero cristo, deve giocare a un metro da terra per riuscire a conquistare un pallone.
Perché trattare da ferro vecchio della panchina l’unico della rosa che solo correndo e strigliando i compagni t’impedisce d’affondare e ti salva, oggi e a giugno? Perché mettere il sedere fuori dalla finestra se devi prima di tutto sgraffignare la salvezza? Perché esporsi a figuracce simili: se tira vento e fa freddo, ti copri e non resti nudo. Se no prima t’ammali, e poi muori.
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